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GHOST OF MARY: Oblivaeon

619904

data

11/04/2017
75


Genere: Gothic Symphonic Melodic Death
Etichetta: Revalve Records
Distro:
Anno: 2017

Il 2017 sta andando come un treno, tanto velocemente da aver già adesso quasi oscurato il 2016, di cui per fortuna non si sono ancora esauriti i botti finali. Con un consistente grado di colpa recupero solo ora i Ghost of Mary e non potrei essere più felice di farlo. Sono stati annunciati pochi giorni fa in apertura all'Agglutination di agosto (headliner Sodom e Venom, mica Stanlio e Ollio) e mi si è accesa la luce in fondo al cervello, per cui ho estratto il loro promo dalla casella mail senza ulteriore indugio. Non voglio raccontarvi favolette: mi aspettavo il solito gruppo italiano con il minimo sindacale di preparazione tecnica, con idee buone e confuse, con tanti punti critici nel mischiare le proprie influenze. Niente di più sbagliato. Un complimento che si potrebbe fare alla band pugliese è infatti che non sembrano per nulla italiani. Tastierine mediocri? Archi da pubblicità di soap opera? Pronuncia campestre e stonature varie? No, no e ancora no. Già l'inquadramento del genere non è stato immediato ed è un ottimo segno. C'è la struttura dei pezzi gothic metal, c'è l'atmosfera avvolgente, cupa e romantica, sviluppata talvolta con una leggiadria incredibile propria della musica classica, talvolta con quella che potrebbero avere gli Insomnium o qualcuna delle recenti leve del death più melodico ed emozionale, con ritornelli che non hanno paura di essere moderni e ricercano sempre soluzioni non banali. I Ghost of Mary sventagliano, sferzano e ammaliano su più fronti con sicurezza, tra dolcezza e cattiveria, e -cosa molto gradita- non abusano dell'alternanza voce maschile in growl/femminile operistica perché la versatilità di Daniele Rini (stesso cognome di quel Frank che squartava bufali nei Internal Bleeding) è tale da passare con nonchalance dal growl perfido ad una voce piena di pathos e trasporto, passando per registri più bassi e gotici ed altri totalmente puliti. Ovviamente non può essere solo suo il merito, anche se già sapevamo che non era un cantante qualsiasi per i suoi trascorsi nei Silvered (a proposito, chi ha notizie di loro?). È tutta questione di bilanciamenti, di cui l'intera band si fa carico egregiamente. La componente classica/acustica è perfettamente integrata con quella metallica, non si coprono tra di loro, nessuna prende staticamente il sopravvento o si relega nelle retrovie come un grammofono sullo sfondo. Al contrario queste si supportano a vicenda, l'una trae forza dall'altra, si compenetrano appassionatamente e i risultati sono degni di nota, fin nella produzione molto calda, naturale e di alto livello. 'Oblivaeon' non deve passare inosservato se vi piace anche solo un gruppo all'interno dell'ideale quadrilatero i cui vertici sono In Flames, The Gathering, Paradise Lost e Dark Lunacy.

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