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HAEMOPHAGUS: Stream Of Shadows

data

10/04/2017
70


Genere: Death Metal, Grindcore
Etichetta: Selfmadegod Records
Distro:
Anno: 2017

Appena un anno fa Giorgio Trombino degli Haemophagus mi aveva anticipato in questa intervista che 'Stream of Shadows' era già stato registrato e sarebbe stato il loro disco più epilettico, veloce e strano. Il problema è avere una pietra di paragone maledettamente ingombrante come 'Atrocious', che sì, era stato snobbato incredibilmente dall'etichetta dell'epoca, ma ancora oggi è uno dei migliori esempi di death/grind usciti dal nostro Paese, capace di dire la sua senza timore reverenziale verso i maestri del genere. Se guardiamo al nuovo album come a un punto di rottura non ci siamo, allo stesso modo non è pensabile che possa essere un grande passo in avanti. Che sia strano è fuori dubbio, infatti si usano dei riff molto caratteristici che denotano una voglia di sperimentare a cui altri gruppi non arrivano mai, o lo fanno dopo venti uscite tutte uguali. Mettere due pezzi lunghi e strutturati (per i loro standard) in apertura e chiusura, a fare da cornice, vuol dire avere una consapevolezza che i propri mezzi sono superiori a quelli ordinari. Infilarci segmenti di jazz/noise vuol dire che è doveroso chiedere a Trombino se è nato prima l'uovo ("Meteor Mind") o la gallina (i suoi Noise Demon), ma state sereni che in ogni caso va a finire in un bagno di sangue. Che sia veloce è altrettanto assodato, ma attenzione perché sa essere anche più sostenuto e bastardo e in certi punti puzza di morto andato a male più dei suoi predecessori, roba che farebbe piangere di gioia tutti i fan degli Autopsy ("Deranger") o dei Death più lerci (la parte iniziale della title track). Però, c'è un grande però. Non c'è il feeling perfetto tra produzione e musica che avevamo in 'Atrocious': è un mio limite, non riesco a capire se è la produzione ad essere un po' stridente con certi riff che non sono proprio i soliti del deathgrind o i riff di scuola Repulsion/Terrorizer a non essere adatti a questo tipo di suoni molto corposi e poco agili di chitarra. Voglio dire: non c'è bisogno della botta tipica di un album dei Megascavenger, per citare un'altra uscita Selfmadegod, perché qui dentro si rischia di far apparire tutto più macchinoso di quanto non lo sia in realtà. Pollice (mozzato) in alto, ma con la solida convinzione che gli Haemophagus hanno saputo e sanno fare di meglio.

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