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HEAVATAR: Opus I - All My Kingdoms

data

19/02/2013
75


Genere: Power Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2013

La platea è gremita, tutti sono imbellettati per la prima della stagione sinfonica, il maestro d'orchestra è pronto. Ma d'un tratto parte il "Requiem" di Mozart, una versione per organo, chitarre e batteria: irrompe sulla scena Stefan Schmidt e tutto cambia. Con buona pace degli spettatori in sala. Gli Heavatar sono proprio questo, l'ennesimo tentativo di trovare il punto G della simbiosi metal/musica classica. Non è un'operazione originale, sia perchè giá in passato si è sperimentato notevolmente, sia perchè non si creano partiture classiche, semplicemente si prendono in prestito spunti vari (dettagliatamente citati nel booklet) e si costruisce attorno un robusto e dinamico power metal dalle molteplici valenze. Herr Schmidt sembra trovare la sua valvola di sfogo, i Van Canto evidentemente non fanno sì che la sua ispirazione scorra liscia. Infatti, se mettiamo da parte Beethoven e compagni, è palese che la scena è dominata con facilità dal singer, dal caratteristico timbro che come stile ha qualcosa si Hansi Kursch ma che come melodicitá ed estro va a chiamare in causa giganti come Zack Stevens o James Hetfield. La batteria di Jörg Michael (ex Stratpvarius) conferma come il drummer sia uno dei più roboanti motori ritmici del power metal, facendo numeri d'alta scuola per nobilitare brani che -tutto sommato- potevano essere sviluppati meglio. In pratica, si cerca troppo il ritornello vincente (che non arriva, e se arriva sa di già sentito) e -esclusa la magistrale "The Look Above"- non vede grosse differenziazioni tra canzoni (il thrash che prevale lì, l'assolo neoclassico qui e così via). Citazione a parte per la finale "To The Metal", goliardica e d'accompagnamento verso la fine, in cui ancora una volta si ha la prova della versatile voce di Stefan, che ci dice che potrebbe cantare qualsiasi cosa.

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