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HEAVENSHINE: Black Aurora

data

04/09/2013
75


Genere: Symphonic Prog Metal
Etichetta: Fuel
Distro: Self
Anno: 2013

Addio Marshall, ecco gli Heavenshine! Come per i compagni di etichetta My Tin Apple, i componenti della band napoletana voltano pagina e cambiano genere, mantenendo, a differenza dei toscani, una componente prog che si riscontra più volte durante l'ascolto di 'Black Aurora' sia per quanto riguarda l'uso delle tastiere, sia per gli stacchi e gli interessanti intermezzi "Bean Sidhe" e "Poseidon's Wrath". Si fa presto a dire Nightwish, ma le somiglianze con la band finlandese iniziano e finiscono nel momento di accorgersi della concomitanza nella scelta della cover, ovvero quella "Phantom Of The Opera" tema del musical di Andrew Lloyd Webber che era presente anche in 'Century Child', album del 2002 di Hietala & C. e nelle atmosfere, a dire il vero più visive che musicali, ma sopratutto nella voce di Miriam, a volte fin troppo accostabile a Tarja Turunen. Per il resto si tratta di un metal/prog a tratti duro come nella opener "Atlantis Reloaded" che viene tra l'altro ripresa dall'album del 2004 dei Marshall, o nella title track, a tratti più sognante e teatrale, vedasi "Dreamscape" che, ad una voce molto "Tarja-oriented", contrappone inserti alla Symphony X/Dream Theater con tanto di assoli affascinanti. Ma in questo disco è anche nascosto un vero e proprio capolavoro che risponde al nome di "When The Father Lion Mirrors The Stars", sympho-metal progressivo, ma anche aggressivo, con le vocals di Marco Signore finalmente convincenti a far da contraltare a Miriam ed una ritmica incalzante solo appena scalfita dai melodici, ma bellissimi interventi solistici, da brividi! Qualche piccolo calo c'è, "Fear Me" é slegata a tal punto da sembrare due metà incollate a caso e "Embrace The Sun", anch'essa ripresa dal repertorio dei Marshall, segnatamente dall'ep 'The Awakening of Sekhmet ' risulta inoffensiva, una ballad debole con un cantato poco adatto, ma sono piccole parentesi in un disco dalle buone potenzialità confermate dall'epica "Sang Real" e dalla outro lunga "Lucania", dove i solos la fanno da padrone; potenzialità che vanno comunque consolidate in futuro lavorando di più sulle parti vocali, rendendole più varie e convincenti. In conclusione è doveroso segnalare l'ottima produzione da parte di Gerardo Cafaro, mastermind dell'Agglutination Metal Fest, il quale ha svolto davvero un lavoro notevole!

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