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HIGH ON FIRE: Luminiferous

data

23/06/2015
86


Genere: Stoner Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2015

Aprite gli occhi: ai piani alti della politica e della finanza ci stanno prendendo in giro, è tutta una grande bugia e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi. Questo è il succo del messaggio degli High On Fire, mai così politicizzati, che col loro settimo sigillo vogliono portare la luce (lo dice il titolo stesso) su quanto di marcio c'è nel mondo... O vogliono farne terra bruciata. Ve lo immaginate Matt Pike in giro con un grosso lanciafiamme? Se la risposta è negativa, ascoltatevi 'Luminiferous' e poi ne riparliamo. Il trio di Oakland semina gli inseguitori (Horn of the Rhino e tutti gli altri, pur bravissimi), spostando in alto l'asticella dell'estremo e confezionando un lavoro assolutamente completo. Il sound di Kurt Ballou è tra i più terremotanti e roboanti che i Nostri abbiano mai avuto, la line up è garantita da un collaudo decennale: con queste premesse non si ammette un fallimento, né una qualità solo ordinaria. C'è del thrash, ce n'è più che nei precedenti dischi e lo si sente dalla apertura di "The Black Plot". Paragoniamo questa sassaiola con le opener di 'Snakes For The Divine' e 'De Vermiis Mysteriis' e notiamo subito le differenze, essenziali per capire gli HoF odierni. Si tratta di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, un sottile gioco di bilanciamento che la band ha sempre fatto alla perfezione. La voce di Matt è al suo estremo, grassissima e tutta di gola, che non si risparmia nemmeno un attimo, tonante e devastante, eppure dotata di grande espress ività, soprattutto quando bisogna rallentare, partecipare al blues metal perverso e velenoso, come quello di "The Cave", oppure alla lenta ascesa della più classica "The Falconist". Provate ad ascoltare invece "Carcosa" senza sudare, vi renderete conto che è impossibile resistere ad un improvviso innalzamento delle temperature. Ve lo assicura uno che ha ascoltato le tracce in montagna, a poco più di dieci gradi centigradi, eppure sembrava di essere ai piedi di un vulcano nel Pacifico nel bel mezzo di un'eruzione. Potrebbe sembrare una contraddizione rispetto a quanto detto in precedenza, ma un'altra singolarità di 'Luminiferous' è l'accessibilità dei vari brani. La band ha lavorato maggiormente sulle singole canzoni rendendole più compiute di quanto poteva essere in passato, quando era privilegiato l'album nel suo complesso. La costola più infetta degli Sleep ha fatto centro ancora una volta.

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