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HOLY MARTYR: Darkness Shall Prevail

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12/03/2017
65


Genere: Epic Heavy Metal
Etichetta: Dragonheart Reccords
Distro:
Anno: 2017

Il ritorno degli Holy Martyr con un nuovo album dopo sei anni deve essere salutato con favore da tutti quelli che si interessano di metal italiano perché loro -assieme ai Doomsword, anch'essi fermi discograficamente al 2011- hanno realmente valorizzato e glorificato il metallo epico nel migliore dei modi. Questo lasso di tempo me li aveva fatti perdere di vista, pensavo si fossero sciolti. Sapete, se nella propria terra, nel Sud Italia, non si fanno concerti, è difficile notare gli sviluppi di un gruppo come questo che negli ultimi tempi si è mosso solo dal vivo. E insomma 'Invincible' era molto più classico e maideniano, veloce e possente, godibilissimo da un lato, ma additato come "diverso" dai fan che avevano apprezzato i primi due lavori. 'Darkness Shall Prevail' ha un titolo premonitore e rivelatore del suo contenuto e segna un ulteriore sviluppo nella carriera dei Nostri: scompaiono riferimenti a Roma, alla Grecia e al Sol Levante, mentre sono narrate storie tolkieniane. Da un lato si comprende come si sia voluta voltare pagina con decisione, dall'altro non possiamo che constatare che non è certo un tema originale come quelli degli album precedenti. Dal punto di vista musicale i cambiamenti di formazione sono evidentemente stati decisivi per la direzione presa poiché mai gli Holy Martyr sono stati così vicini all'epic piú puro di Manilla Road e Cirith Ungol. Le atmosfere sono generalmente cupe, in ossequio al titolo, i ritmi sono più lenti e le chitarre non hanno quel suono scintillante e l'estro di 'Hellenic Spirit Warrior'. Gli intenti sono abbastanza chiari e ci si avvicina anche a territori doom e questo può diventare controproducente in alcuni passaggi. Per questo motivo "Witch-King of Angmar" perde molto pathos e la prestazione fantastica di Alex Mereu, una delle sue più intense di tutta la discografia dei HM, viene azzoppata da un sostrato musicale che non convince del tutto. A dirla tutta il cantante è veramente migliorato tantissimo nel corso degli anni e il suo timbro più severo è la ciliegina sulla torta dei brani più significativi, come "Numenor", "The Dwarrowdelf" e la sferragliante "Heroic Deeds", che ha qualche in più legame col sound degli HM che furono. Il disco più breve del gruppo nostrano è anche il meno appassionante e travolgente, a cui forse manca un po' del sacro fuoco che aveva infervorato i lavori precedenti nelle parti soliste e nei passaggi di batteria. Un ascolto doveroso solo se abitate nella Terra di Mezzo o giù di lì.

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