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HORN OF THE RHINO: GRENGUS

data

28/03/2012
78


Genere: Doom Metal
Etichetta: Doomentia Records
Distro:
Anno: 2012

Ci sarà un motivo per cui il doom è l'appendice meno corrotta del metal. Perchè i fighetti che infestano i social network si fermano a Metallica, Maiden e se vogliono fare i cattivoni ogni tanto Dimmu Borgir? Ce lo spiegano questa volta gli spagnoli Horns Of The Rhino, alla seconda uscita sotto Doomentia Records (della serie "Dio li fa e Lucifero li accoppia"), ma al quarto album complessivo. 'Grengus' è sporcizia, nessuno dei poser di prima si sognerebbe mai di sporcarsi le Converse, o spettinarsi la frangetta con questa roba. La copertina parla chiaro: il nostro carnefice sarà proprio quel mostro ancipite (ma dai chiari attributi...mascolini) che domina una montagna di ossa. Le nostre ossa. Non ci sono punti di riferimento: strati su strati di chitarre ulceranti aggrediscono e dilaniano che è un piacere nel limbo fangoso dove il doom si impantana nello stoner, ma con una violenza tipica del death metal più rozzo e rutilante. Così può capitare che si passi da parti tirate e urlate, come solo il vecchio Martin Van Drunen saprebbe fare, ad un andazzo pachidermico e rintronante che sembra fuoriuscire dalle casse dello stereo per entrare dentro di te, ma poi ti accorgi che sei tu il pazzo che sta ciondolando ossessivamente al suono della titletrack (anche se la strofa sa di già sentito). Nessuna costruzione arzigogolata, serve altro se non chitarroni, batteria legnosa e ritornello così "spensierato" come quello di "Pile Of Severed Heads"? La maggior parte di quei pochi che si sono addentrati fino a questo punto nella natura selvaggia di questo cd sarà già abbondantemente appagata, ma poi ci si mette di traverso il monolite dal sapor di grunge (ecco i primi Soundgarden che lontanissimi emergono), "Brought Back", undici minuti di discesa nel baratro. La finale "To Ride The Leviathan" ci mostra come i Mastodon in fondo non l'avevano mica rappresentata tanto bene la pesantezza di questo leviatano. La mandria di rinoceronti non fa prigionieri, i richiami ad altre band non sono poi così vistosi e senza momenti di stanca questo 'Grengus' ci massacra il cervello.

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