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JOHN GALLOW: Violet Dreams

data

30/07/2014
55


Genere: Doom Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2014

Avete presente la pubblicità del Mulino Bianco? "Nel mulino che vorrei..." e via con i luoghi comuni. Ecco, John Gallo (con la aggiunta della W finale in questa occasione) potrebbe fare quella in cui dice, con tono molto meno rassicurante: "nel disco doom che vorrei...", e poi infiniti cliché. Esattamente questo è successo nel debutto solista del chitarrista americano. Non si pensiamo di offendere nessuno se diciamo che l'album è inconsistente, non in senso dispregiativo, ma per due semplici ragioni. La prima è che -come la stragrande maggioranza delle uscite odierne- è minuscolo rispetto ai suoi idoli Paul Chain (titolo ispirato al suo "violet theatre"?) e Candlemass, tanto per citare quelli che sentiamo più affini. E fin qui, pace. Anche noi magari saremmo dei recensori da quattro soldi, non lo escludiamo. La seconda è più netta, riguarda il significato di una uscita del genere, che ci sfugge e non sembra rinvenirsi da nessuna parte. Chiaramente ognuno può fare quello che vuole, a molti 'Violet Dreams' sarà anche piaciuto, ma non capiamo diverse cose. Dopo aver goduto del bellissimo artwork di Costin Chioreanu, la prima cosa che si nota è il grande senso di provvisorietà, di incompletezza. Le canzoni sono ammassi di riff che spesso c'entrano poco gli uni con gli altri, tanto che dopo innumerevoli ascolti non ce n'è uno che spicchi sugli altri. Tutti innocui, anonimi, scolastici, da principiante quale John non è. Il Nostro si sarà divertito a passare in rassegna ogni stile di doom metal, soprattutto nel canto, dal lamentoso all'epico, passando per il mistico e il malvagio. Ognuno di questi registri vede Gallo abbastanza preparato, anche se non immune da punti sgradevoli e -ancora una volta- troppo ingenui. Grande ruolo hanno i sintetizzatori, che rendono spettrali gli intermezzi. Un capitolo a parte si apre per la batteria (drum machine?) programmata (probabilmente) da un profano dello strumento, e infatti alcuni ritmi "a marcetta" o da banda del paese, sono poco consoni a una uscita con un aspetto formale così importate. Il brano di apertura ci aveva fatto davvero ben sperare per il prosieguo, quello sì che è oscuro e dannato.

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