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LORN: Arrayed Claws

data

14/02/2017
70


Genere: Black Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2017

Penso spesso con rabbia che in alcuni posti del mondo l'Italia è ancora conosciuta come un bordello del power metal più scalcagnato... quando invece basterebbe farsi una gitarella in Trentino -una regione a caso- per trovare una scena estrema viva e vegeta. Sarebbero stupiti anche quelli che hanno un'idea del black metal vicina al cozzare indefinito di stoviglie arrugginite e urla incontrollate. I Lorn infatti esprimono la propensione europea e più audace del genere. Partita da lontano, oltre dieci anni fa, la creatura di Radok ha dato un senso al crocevia tra black metal più grezzo e tratti melodici originali, dissonanti e spiazzanti. E oltretutto l'evoluzione/differenza tra i due pregevoli full length del 2006 e del 2013 era evidente. Certo, quest'ultimo era veramente contorto e molto più difficile da assimilare. Arriviamo a 'Arrayed Claws' con una formazione rivoluzionata (col mastermind abbiamo il batterista dei Chelmno e degli Inverted) e un suono ancora una volta rivoltato come un calzino. Il muro delle chitarre non è mai stato così monolitico e impenetrabile, gli spunti di melodia schizoide e dissonante sono ridotti, e la copertina in fondo è un manifesto importante e fedele del contenuto del disco. Dal momento in cui ho ricevuto il promo mi sono chiesto come diavolo potesse definirsi EP un'uscita di trentanove minuti. In effetti c'è meno carne al fuoco rispetto al passato, più schematicità e ordine, maggior violenza, ma anche meno atmosfere particolari. L'argomento decisivo che fa classificare 'Arrayed Claws' come il peggior album dei Lorn è che -come molte volte fanno delle squadre di calcio manifestamente superiori- Radok ha smesso di giocare seriamente dopo la seconda traccia. Insomma, se ci fossero state solo "Disharmonic Feticism" e "Abstract Trap", che comunque ci sono nella loro incredibile  qualità e valgono appunto l'acquisto, avremmo stappato lo spumante. Nei momenti successivi è una continua amministrazione del vantaggio, un giochicchiare (per loro, ma ricordiamo che per altri sarebbe impossibile suonare così) in sicurezza con i propri potenti mezzi (tecnica e padronanza dei riff), senza essere mai decisivi. Si rischia addirittura l'autogol con pezzo atmosferico finale, quasi imposto dalla circostanza di aver premuto troppo il piede sull'acceleratore in "Toybodim" e di esser risultati un po' monotoni in "Sut-Ak-Kol". Però, per fortuna, complice la produzione più nitida e professionale dei Lorn, ci si salva ancora una volta. L'occasione perduta di ribadire con forza il proprio talento risulterà comunque una valida scoperta per chi non conosceva la musica di questa band bolzanina.

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