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MARY BRAIN: Regression Of Human Existence

data

16/01/2013
80


Genere: Heavy Power Metal
Etichetta: Unsigned
Distro:
Anno: 2013

Da 'Pay For Your Sins' a 'Regression Of Human Existence', da un EP ad un full-length: i Mary Brain son già diventati dei giganti. Se la timidezza non era di certo caratteristica della band modenese, si può dire che da ora possono puntare ad essere una delle band più sfacciate che debuttano in questo 2013. L'artwork a dir la verita fa pensare ad un thrash moderno e scontato, ma fortunatamente siamo davanti a prelibati bocconi di heavy/power di scuola Rage. Cioè di metal che se non possiamo che chiamare "classico", tuttavia è talmente vario e così voglioso di mettersi in mostra che facciamo fatica a pensare che i MB abbiano girovagato così tanto prima di trovargli un'etichetta. Rispetto al precedente EP, si nota un sound più oscuro, più pesante a tratti, ma già pienamente sviluppato, capace -tra le tante cose- di inserire elementi più groove all'interno di tessuti ritmici di power metal tedesco, di rendere palpabile la tensione per poi esplodere in ritornelli che possono ricordare quelli dei bistrattati Judas Priest di Tim 'Ripper' Owens. Oppure, con effetto diverso, Matteo Vicenzi -che a quanto pare non è più nella band- fa decollare letteralmente brani come "My Redemption", dal refrain quasi hard rock, più orecchiabile, ma sempre su tonalità alte, proibitive per comuni mortali che vogliono cimentarsi in tale canto. L'abiità nel mischiare gli stili, ricorda quella del già citato gruppo di Peavy Wagner, ma ovviamente ci muoviamo su territori diversi. Lì più classici, qui con occhi sempre vispi e diretti a carpire quanto c'è di buono dalle tendenze odierne. Si sente che "Sodom & Gomorrah" è un brano del vecchio corso dei Mary Brain, non tanto perchè contenuta nel precedente lavoro, ma perchè le atmosfere sono diverse rispetto a quelle create in seguito. Meno personali e più chiuse. Altro episodio di qualità minore è "Death Game", la (troppo) classica galoppata che più tedesca non si può: immancabile, ma prevedibile, nonostante il break dopo l'assolo sia da scolpire nella pietra per quanto è espressivo. Movimentato e con pochi attimi di respiro, si sente che è un debutto (gli incipit di alcuni brani, gli arrangiamenti delle parti più meditate, alcune scelte di produzione sottolineano che c'è qualcosa da aggiustare) ma abbiamo sotto casa (il gruppo è di Modena) dei nuovi portatori sani del virus dell'heavy metal.

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