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MAYHEM: ESOTERIC WARFARE

data

30/05/2014
87


Genere: Black Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2014

Facciamo subito chiarezza: i Mayhem non sono più quelli degli anni Novanta, quindi nessuno si senta deluso se per l'ennesima volta la band black norvegese per eccellenza non ripete 'De Mysteriis Dom Sathanas'. Quell'album è irripetibile per due motivi: Dead e Euronymous non ci sono più - ricordiamo che Attila Csihar ha solo interpretato le vocals, dato il suicidio del biondo singer svedese - quindi Necrobutcher ed Hellhammer hanno intelligentemente aspettato, si sono presi tutto il tempo possibile tra un disco e l'altro ed insieme ai vocalist Maniac prima, e lo stesso Attila poi, ed ai chitarristi Blasphemer prima e Teloch ora, hanno pensato ai mille modi di poter trasformare gli incubi più neri dell'animo umano in musica, attraverso un perverso uso della furia che da sempre li contraddistingue e che fa di loro i capi indiscussi del vero black metal - ricordiamo che prima del loro nome c'è sempre quel "The True" che ha più significato di milioni di dichiarazioni pseudo guerresche di buffoni criminali - ed anche questa volta, in maniera ancora diversa da tutti i dischi pubblicati in precedenza. Il nuovo chitarrista Teloch, con trascorsi nei Gorgoroth, si è subito integrato, spara gelidi riff ed accordi dissonanti come nella miglior tradizione dei suoi illustri predecessori, mentre i restanti tre demoni che costituiscono l'ossatura della band, inscenano una nuova catastrofe in musica, come gli è - quasi - sempre riuscito; abbandonate certe velleità industrialoidi del precedente 'Ordo Ad Chao', la band terrorizza le nostre anime da subito con "Watchers" e si capisce che il lato black più intransigente è stato risvegliato, ma come anche nel successivo e già conosciuto singolo "Psywar", tutto questo serve ,grazie anche alle soffocanti vocals dell'ex Tormentor, a creare un sempre più incombente senso di disagio, come se fossimo di fronte ad una curva che dà sul buio consapevoli che al di là ci possano essere delle belve assetate di sangue, le quali ci stanno aspettando per farci a pezzettini e noi, come in trance, non riusciamo a reprimere la volontà di oltrepassarla, ecco questa può essere la malata sensazione che danno tutti, ma proprio tutti, i dieci brani dell'album, sensazione acuita da striscianti bestie come "MILAB" o "VI.Sec." e dalle vette d'intensità raggiunte da "Throne Of Time", brano che sfocia nell'altrettante inquietante "Corpse Of Care" per finirci con "Aion Suntela", alienante mid tempo da cui si esce nonostante tutto ancora vivi, ma con profonde cicatrici sia sulla pelle che nell'animo. Loro, solo loro riescono ad esprimere tanta malvagità in così poco tempo e se qualcuno non ne fosse ancora convinto, si addentri in questo squarcio di luciferina determinazione, ma attenzione sono richieste doti di ferma stabilità mentale, in caso contrario potreste non uscirne più...

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