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MONKEY3: Astra Symmetry

data

07/09/2016
55


Genere: Psych Stoner
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2016

Alla fine il dilemma è sempre quello, lo avrete letto anche altrevolte su queste pagine. Arrivati a un numero considerevole di album si pone davanti al gruppo X il bivio: continuare per quella via senza smuovere troppo il proprio pubblico, oppure mutare, sperimentare, rivoltarsi come un calzino, fare un passo nel vuoto. I Monkey3 per quattro album avevano imboccato la prima alternativa. E benché di immobilismo non si possa parlare, le variazioni sul tema non sono state rivoluzionarie così come solida e riuscita era la loro mistura di psichedelia, stoner e anche un pizzico di post rock. Non avevano l'imprevedibilità dei 35007, ma sopperivano alla mancanza macinando tripponi mica male, e dal 2004 mai un passo falso. Qualcosa di nuovo si poteva intuire dal 'The 5th Sun', gli arrangiamenti si stavano facendo sempre più tastierosi e esotici, le strutture dei brani un po' meno agili, ma nulla di spaventoso, il disco funzionava. Oggi 'Astra Symmetry' mostra un nuovo volto della band svizzera, quello più heavy psych. La durata dell'ascolto lambisce i settanta minuti, le atmosfere sono lontane dal metal e tutto si diluisce, si allunga. Estenuante camminare nel deserto, eh? Sì, soprattutto quando accade poco o nulla per movimentare il viaggetto. Certo, dal "quinto sole" siamo passati a perderci nelle costellazioni, e il tono narrativo è molto meno di impatto, più riflessivo e ciondolante. Il problema principale è l'altalena qualitativa tra alcuni pezzi buoni e molti altri troppo ingolfati negli arrangiamenti, lenti, che giocano su sé stessi e sull'estremo fastidio causato da certi archi che forzatamente vogliono sembrare orientaleggianti e d'atmosfera, ma risultano insistenti e molesti. Singolarmente presi, i frammenti non danno l'idea del senso totale dell'opera, poiché ognuno sembra interlocutorio. Nella sua interezza si rischia di sprofondare tra le braccia di Morfeo attorno alla mezz'ora, ed è un peccato perché alcuni highlight sono proprio nella seconda parte del disco, pensate a "Seeds" o "The Guardian". Ci sono un paio di episodi cantati, ma non aggiustano il tiro, anzi, confermano che i Monkey3 sono al lumicino per quanto riguarda le idee, che da sempre trovavano in loro pieno sbocco nelle cose strumentali. L'amarezza è tanta, probabilmente è solo un album di assestamento verso un nuovo e più definito sound.

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