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NETTLECARRIER: NETTLECARRIER

data

30/09/2012
67


Genere: Black Metal
Etichetta: Indie Recordings
Distro:
Anno: 2012

Nel suo piccolo Dirge Rep è uno che si dà molto da fare. Tre dischi con i Gehenna nella metà degli anni Novanta, poi gli Enslaved tra 'Blo dhemn' e 'Below The Lights' (quattro album), session man con i Gorgoroth per qualche anno, la one man band dei Secht, gli Orcustus. Potremmo andare oltre, ma ci soffermiamo solo sulla sua ultima creatura, i Nettlecarrier. Non che il drummer norvegese abbia fondato la band, ma è sostanzialmente grazie a lui che si è arrivati a questo primo full length, a ben cinque anni di stallo dal primo "7". Sì perchè con gli altri membri in Urgehal e Djevel, poco era lo spazio per questo gruppo. Ora, resurrezione all'insegna del black metal più tradizionale, norvegese fin nelle viscere. Una continuazione di quanto fatto con gli Orcustus, altra "superband"? Non proprio, si fa un passo indietro, in questo album eponimo, sia dal punto di vista delle influenze, sia per quanto riguarda la qualità generale. Innanzitutto, diciamo che far suonare un talento come Dirge Rep in un modo così semplice e pedestre è un delitto, ma a chi scrive già piangeva il cuore quando Fenriz si mortificava in 'Transilvanian Hunger'. Bisogna prenderli come un divertissement, questi Nettlecarrier, lo sfogo old school di gente che ha altri interessi, sempre legati al black metal, ma comunque altri. Registrato in sole dieci ore, si sente subito però che il demiurgo stavolta non è il batterista, ma il chitarrista: prestazione al massimo delle sue possibilità, riff gelidi come tradizione comanda, sul versante Darkthrone si sguazza che è un piacere, su quello Satyricon un po' meno, per via di alcuni patterns ritmici non esaltanti (qui Satyr avrebbe scatenato l'inferno). La voglia di non fossilizzarsi del tutto, però, è apprezzata in modo particolare nei brani di sette minuti, dove il modello da imitare è l'album 'A Blaze In The Northern Sky'. Non si indugia troppo sul blast beat, i diversi rallentamenti e le ripartenze avvicinano in qualche modo gli ultimi Taake a "Naar Han Vaakner". La solita produzione caotica accompagna l'ottimo artwork di Truls Espedal, a voler mettere il sigillo su un disco che -ribadiamo- è quanto di più vicino ci sia ad un side project e che quindi non riserva nessuna sorpresa.

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