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NOMAD SON: The Darkening

data

26/08/2013
84


Genere: Doom Metal
Etichetta: Metal On Metal Records
Distro:
Anno: 2013

Si conclude con il terzo album dei Nomad Son la "Summer Of Doom" annunciata dalla Metal On Metal Records. Non poteva esserci risultato migliore per la band maltese, che al terzo disco conferma lo stato di grazia che l'accompagna praticamente dall'esordio (la cui ristampa è stata oggetto della nostra critica). La completezza della release ha raggiunto livelli che non ci saremmo aspettati, anche tenendo presente del pregevole esordio e degli sviluppi del suo successore. In 'The Darkening', semplicemente accade quello che fa scattare la scintilla per gruppi molto più blasonati: semplicemente, ti accorgi subito (o quasi) che sono i Nomad Son. Saper scrivere canzoni doom è un traguardo che si poteva considerare raggiunto molto precocemente già con 'First Light'. Qui la band fa il bello e il cattivo tempo, non ha freni, riesce a esprimere in modo dirompente il suo talento. Se in passato si poteva esprimere qualche minimo dubbio sulla tenuta dei Nostri al di fuori dei ritmi lenti, l'album in questione non fa sopravvivere alcuna titubanza. La miscela ora si caratterizza per una uguale presenza di doom ed heavy metal, che prima era molto più sbilanciata in favore del primo. La destrezza del riffing pesante e scoppiettante crea incredibili intrecci con le tastiere, qui meno cupe che in passato: la velocità può anche aumentare ("Only The Scars") andando a rincorrere certi Running Wild d'annata, ma sappiamo che la qualità è assicurata e la banalità di certe uscite concorrenti viene praticamente derisa. Grande sviluppo vocale del cantante, che già in passato era tra i più espressivi del doom europeo, ma ora grazie ad una rabbia incredibile fa risaltare alcune sezioni ai limiti del thrash. Due i brani assolutamente sensazionali che rendono speciale 'The Darkening'. Con "Age Of Consent" la tensione è alta fin dai primi secondi, grazie a chitarre che tuonano minacciose, e lo sviluppo del pezzo è tutt'altro che prevedibile. "Caligula" è quanto di più minaccioso si possa sentire nel doom classico, con tematiche degne di nota e anche essa in crescendo verso un drammatico ritornello. Fantastica anche la copertina, tra l'altro.

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