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NONEXIST: Throne Of Scars

data

05/11/2015
78


Genere: Death Metal
Etichetta: Mighty Music
Distro:
Anno: 2015

Probabilmente alla maggior parte di chi legge il nome di Johan Liiva dice poco o nulla, ma il vocalist svedese è stato cofondatore con i fratelli Amott degli Arch Enemy, e con loro ha pubblicato i primi tre album, salvo poi essere sostituito da Angela Gossow. Così grazie alla fattiva collaborazione con il polistrumentista Johan Reinholdz - un altro che si dà parecchio da fare, essendo chitarrista di Andromeda e Skyfire - nascono i Nonexist, che dopo un primo album nel 2002, vengono messi in soffitta e riesumati nel 2011 una volta che Liiva ha concluso la sua esperienza negli Hearse. Come il passato di Liiva fa intendere - ricordiamo che è stato anche il vocalist della prima incarnazione dei Carnage - siamo su lidi prettamente death, ma grazie alle esperienze di Reinholdz, si trovano notevoli incursioni in territori futuristici e progressivi, anche se l'opener "A Promise Unfulfilled" è alquanto fuorviante, risultando un solo discreto tentativo di seguire i Fear Factory più groovy. Già dalla successiva "Pyroclastic Cluster Torment" - in cui troviamo anche il famoso "uh!" tipico di Tom Warrior - si rimettono le cose a posto, un massacro bestiale che trova un po' di respiro nella sua parte centrale dove gli assoli di chitarra e tastiere inseriscono buone dosi di melodia; e così si prosegue anche in "Rodents Of War", in cui il break melodico è costituito addirittura da un assolo di chitarra acustica! Più o meno questa falsariga viene seguita anche dalle successive "Enter Eternal Night", che si chiude con la digressione in spoken words e tastiere futuristiche e "Before The Storm Takes Me", dove fanno bella mostra di sè le tastiere ed il piano che tanto hanno reso famosi i nostri Goblin, se "Cathedrals Beyond" ha un particolare incedere pachidermico ed inquietante, "The New Flesh" rimane impantanata nella fanghiglia swedish, "The Anatomy Of Insanity" risolleva il tutto col suo incedere technical death, infine la magniloquenza della title track - con uno stupendo assolo a chiudere tutto - ci lascia con un ghigno di soddifazione nello scoprire che i due Johan, dall'alto della loro esperienza hanno tirato fuori un disco non banale, interessante e multiforme, che dalla sua ha anche la peculiarità di dare pochi punti di riferimento e come diceva il buon Diego: "scusa se è poco!".

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