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QUARTZ: Fear No Evil

data

13/12/2016
70


Genere: Heavy Metal
Etichetta: High Roller Records
Distro: Soulfood
Anno: 2016

Altro ritorno dalle nebbie della NWOBHM, i Quartz sono risorti nel 2011 dopo aver passato la mano nel 1983 in seguito al flop commerciale di 'Against All Odds', e dopo che già la MCA li aveva scaricati all'indomani dell'uscita di 'Stand Up And Fight'. E' vero che la band non ha mai nascosto il suo amore per la parte più melodica della musica hard'n'heavy, quella per intenderci che in quei momenti era portata avanti con maggior fortuna dai Praying Mantis, e soprattutto dai Def Leppard, e che ne abusò in 'Against All Odds', ma le buone cose dimostrate in 'Stand Up And Fight', sorta di incrocio tra i Saxon e gli stessi Leppard non potevano rimanere abbandonate, la band aveva ancora qualcosa da dire, così ecco che 'Fear No Evil' arriva a coprire questa lacuna riproponendo la line up dell'esordio autointitolato del 1977, escluso il cantante Mike Taylor che ci ha lasciati a Settembre di quest'anno, al suo posto c'è David Garner, che aveva già fatto parte dei Quartz tra il 1981 ed il 1982, senza però registrare alcunchè. L'album ripropone più o meno le coordinate stilistiche di 'Stand Up...', ma laddove i Quartz spingono sul pedale del metallo, risultano essere i più spigolosi ed oscuri di sempre a cominciare dal mid tempo ossessivo della title track posta in apertura, per continuare con il quasi doom di "The Stalker" - sì, il pezzo parla proprio di quel tipo di gentaglia ammalata che perseguita i malcapitati, ma perlopiù, le malcapitate - in cui più volte David Garner ricorda Ozzy, e proseguire con la scontrosa "Zombie Resurrection". Il problema di questo album, in cui tutti gli strumentisti fanno il loro dovere e solo il già conosciuto Geoff Nichols - una vita coi Black Sabbath a suonare tastiere e chitarra ritmica dal vivo - si ritaglia una prestazione più visibile, è proprio il vocalist David Garner che se la cava fin quando si rimane su registri medio bassi, ma quando alza il tiro, ecco gli urletti sguaiati che fanno tanto storcere il naso, inoltre la sua impostazione, sicuramente più a suo agio nei brani heavy, rimane per così dire, anonima quando i Quartz ritrovano l'anima leggera in "Rock Bottom" o "Dangerous Game", le cose vanno un pò meglio verso la fine con le cadenzate "Dead Man's World" e "Scream At The Devil". Insomma un ritorno onesto di una band non fondamentale, ma che, come già detto, aveva ancora qualcosa da dire, qualcosa che ai suoi componenti non era andato giù trentatre anni fa, questo è il sacro fuoco della NWOBHM che, nonostante tutto, brucia ancora vivo nei cuori di questi attempati rocker.

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