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RAVING SEASON: Amnio

data

27/05/2013
85


Genere: Doom Gothic Metal
Etichetta: My Kingdom Music
Distro:
Anno: 2013

Dovessimo iniziare la recensione in modo istituzionale (ed un po' freddo), diremmo che i Raving Season vengono da Roma e bla bla bla. Poichè non vogliamo farvi perdere tempo, diciamo subito che 'Amnio' è un disco fantastico e quindi dovreste già aver contattato la band per farvene mandare una copia. Non possiamo che chinare il capo e iniziare a tessere le lodi di un'uscita che in ambito doom/gothic è un fulmine che squarcia il cielo grigio, un macigno che rotola minuziosamente sulle nostre piaghe. È questo uno dei pregi della release, essere così magniloquente e avere al contempo una delicatezza estrema. Sospiri, sussurri, violenza e stupore: abbiamo intanto assunto la posizione fetale, un riflesso incondizionato rispetto ai mezzi utilizzati dai Nostri. Tra l'altro, presi singolarmente, sono strumenti abbastanza tradizionali, quelli che rappresentano l'opprimente fascino dei Raving Season. Il particolare che non subito salta all'orecchio è che anche il growl è femminile, come anche la soprano, naturalmente. Due cantanti quindi, in cui si ripropone il dualismo "bella contro bestia", in modo finalmente non stucchevole come spesso accade, utilizzando senza risultare invadenti i vari timbri. I lunghi brani non spaventano affatto, perchè non c'è alcuna soluzione di continuità nel flusso di decadenza sprigionato da "Turandot" e dalle altre composizioni. Ancora un contrasto interessante è quello che vede protagonisti l'elemento sinfonico e quello elettronico, si può averne un assaggio palese tra "Suspended In A Spiral" e la titletrack, ma tanti sono i particolari e le varie chiavi di lettura che possono rendere l'album incredibilmente longevo. Non si riesce a premere il tasto "pausa" e alla fine si sente subito il bisogno di ricominciare il trip, oscuro e malinconico, verso il crepuscolo. Un eterno istante in cui continuare ad ascoltare "Silent Lake" e le sue ariose melodie, la violenta "Restless Rain (Il Rumore Della Pioggia)" e i suoi grandi cambiamenti di umore, anche se quest'ultima nella parte iniziale non convince molto. Molto meglio "My Darkesr Season pt. 2" in cui il basso si intreccia profondo con la chitarra acustica e contribuisce in modo decisivo ad attorcigliarsi allo stomaco. Ma saremmo ingiusti se non tenessimo conto delle chitarre e del loro suono abrasivo che ci riporta alle antiche uscite di doom di My Dying Bride e soprattutto Paradise Lost. Un deciso rigetto del suono iper-pompato, un recupero necessario di arpeggi e riff che si sgretolano nell'angoscia.

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