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TRIAL (SWE): Motherless

Trial

data

17/04/2017
82


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2017

Se suoni metal classico e vieni dalla Svezia, stai sicuro che alla Metal Blade un posticino lo trovi: RAM, In Solitude (ah, che peccato che si siano sciolti), Portrait, Trial. Se non siete a conoscenza del precedente album di questi ultimi, 'Vessel', smettete di leggere e cliccate qui. Si tratta di uno degli spin-off dei migliori Mercyful Fate degli ultimi anni, nonché con smaccata personalità, a differenza dei già citati Portrait. Se siete riusciti a scollare le orecchie dalla meravigliosa tracotanza di 'Vessel', addentriamoci in questo nuovo 'Motherless'. Ci sono diversi cambiamenti nello stile della band e già dalla copertina ne possiamo avere il sentore. Dal caldo e dal focoso incedere aggressivo si passa a toni più freddi, dal sentore di doom. E infatti i ritmi sono in parte più pesanti che in passato, supportati senza indugio da riff corposi di chitarra, che in parte dimenticano le roventi escursioni di cui sono stati protagonisti qualche anno addietro. Le coordinate sono sensibilmente mutate: dai Mercyful Fate ai Fates Warning, da Melissa ai riti di Brocken. Linus Johansson, che dimostra di essere un grandissimo cantante e di avere una espressività da urlo, è debitore in ugual misura di quella di Bruce Dickinson e di John Arch e in generale i Trial del 2017 sono molto più classici, puliti, sul maideniano andante virato ad una pesantezza doom. 'Motherless' ha bisogno di più tempo per entrare in circolo, la maturità della band è evidente nell'elaborazione delle canzoni, nei crescendo conditi da arpeggi e chitarre non distorte molto frequenti. Esemplare è il trittico conclusivo: "Birt" è un po' tirata per le lunghe, bisogna ammetterlo, ma il ponte che crea verso i nove minuti di "Embodiement" e la rinascita finale è notevole, altro che cloni di vecchie glorie, c'è voglia di sfondare i soliti stereotipi qui. Non c'è bisogno dell'impatto roboante che aveva stupito e surclassato i rivali come in 'Vessel', emerge la natura più schiva, notturna e meditativa, una sensibilità che ai tempi del buon 'The Primordial Temple' non era che accennata e poteva ben perdersi nel nulla come tanti altri col santino di King Diamond nel portafogli come i tedeschi Attic (di cui aspetto il nuovo album in ogni caso). Candidato sin da ora ad essere uno dei migliori album heavy metal dell'anno.

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