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UNCLE ACID & THE DEADBEATS: The Night Creeper

data

15/09/2015
70


Genere: Psych Rock Doom Metal
Etichetta: Rise Above Records
Distro:
Anno: 2015

Dopo tre album uno più bello dell'altro e soprattutto freschi nonostante siano basati su elementi che anagraficamente hanno oltre quarant'anni, anche Uncle Acid con i suoi Deadbeats conosce qualche breve momento di appannamento. L'estetica e il concept di 'The Night Creeper' fanno sperare per il meglio, ma non basta il poliziotto che diventa un serial killer notturno col benestare del resto della società. La macchina dell'acido non funziona proprio alla perfezione. Innanzitutto si tratta dell'album dei Nostri che dura di piú, e si sente che alcuni brani sono tirati per le lunghe (per esempio "Waiting For The Blood", il peggiore per distacco e il più anonimo forse dell'intera carriera della band). In secondo luogo si predilige un approccio ancora più oscuro, in linea con la progressione/evoluzione intrapresa dopo lo scalmanato - e per questo irresistibile - Vol. 1. Un bene o un male? Non sarebbe un male se fosse rimasta la vivacità e il fluido sanguigno a pervadere tutto l'ascolto. Invece The Night Creeper è scostante e questa è la novità rispetto al passato e ai drogatissimi predecessori. I pezzi più duri sono anche quelli meno riusciti e la produzione ineditamente nitida fa perdere l'alone spettrale che caratterizzava "Mt Abraxas" e altri brani favolosi. Se avete già letto il voto, vi chiederete cosa lo giustifica, dopo questa carrellata di lati abbastanza negativi. Ebbene, anche se a mezzo servizio, lo zio acido fa mangiare la polvere ai centinaia di cloni presenti nello stoner semplicemente perché non imita i Black Sabbath, bensì suona come se fossero i Crack Sabbath (non sappiamo di chi sia questa geniale definizione), persi invece nei meandri degli anni Sessanta - altro punto di forza - con un occhio di riguardo per il sound primordiale di Blue Cheer/Stooges. Ancora una volta il contrasto tra vocine dei Beatles immerse in calderoni infernali e la cruda e omicidiaria realtà dei testi vince, nonostante - ripetiamolo - ci sia meno forza espressiva rispetto a 'Blood Lust'. Abbiamo un classico assoluto, quella "Melody Lane" che non osiamo immaginare cosa possa scatenare dal vivo. I morti viventi, presumibilmente. O anche "Downtown". Gli esperimenti acustici vicini ai Doors della parte finale del disco sono apprezzabili ma ancora da aggiustare. E questa potrebbe essere una via per il prossimo disco. Stavolta la battaglia ideale con i Ghost per il trono della miglior band retro rock l'hanno persa per un soffio. 

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