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URGEHAL: Aeons In Sodom

data

17/02/2016
70


Genere: Black Metal
Etichetta: Season of Mist
Distro:
Anno: 2016

Morte per cause naturali: questo avvenne a Trondr Nefas nel maggio 2012, quando ancora non aveva compiuto trentacinque anni. Non conosciamo la definizione precisa di questo tipo di morte, che dovrebbe essere quella non violenta, ossia dovuta a vecchiaia (e non è questo il caso), o malattia. Sicuramente attorno alla dipartita del cantante e chitarrista degli Urgehal non c'è chiarezza, ancora oggi. Fatto sta che la sua band non ha più ragione di esistere. Eppure quattro anni dopo il chitarrista e il resto degli Urgehal, attorniati da diversi nomi più o meno grossi del black metal norvegese, hanno deciso di far splendere la fiamma nera ancora un'ultima volta. Avete presente cosa succede durante le cerimonie funebri? Le commoventi commemorazioni da parte di amici e conoscenti che ultimamente abbiamo visto in occasione della morte di Lemmy. Ecco, in questo frangente il passaggio è trasposto in musica, per sugellare una collaborazione che resta per sempre. Si utilizza del materiale registrato da Trondr anni fa, soprattutto assoli, Enzifer li perfeziona e costruisce in definitiva delle canzoni: un'operazione che potremmo anche definire affine a quella di 'Made In Heaven' dei Queen del 1995. 'Aeons in Sodom' ha una forza concettuale, di epitaffio, molto forte. Ed è indiscutibile. L'ultimo degli Urgehal come tributo a chi li ha fatti nascere e ora sono morti con lui. Rispetto dovuto. Da un altra prospettiva, quella di solito antipatica e analitica della recensione, bisogna rendersi conto che la parata di ospiti rende tutto meno omogeneo rispetto ai dischi veri e proprio degli Urgehal, ma in linea con 'Ikonoklast' del 2009. E quindi non aspettiamoci chissà quale evoluzione. Black metal tradizionale, con tutti i suoi pregi e difetti: i primi sintetizzati nel freddo che penetra sin nelle ossa, i secondi incarnati essenzialmente nella assenza di qualsivoglia elemento di novità, anche rispetto alla stessa discografia degli Urgehal. Uno stile sempre secco, a cavallo tra Darkthrone, Taake e Carpathian Forest. Ovviamente, a seconda del cantante intervenuto, i brani assumono un diverso significato e una differente veste. Per esempio, "The Iron Children" è totalmente Darkthrone, e la voce di Nocturno Culto si innesta alla perfezione. Tanti riff gelidi, batteria scheletrica e la benedizione dal basso degli inferi di un musicista come Trondr che ha dato tanto al black metal più intransigente: questo è 'Aeons in sodom' in breve. Peccato per l'effetto "compilation" che le tante voci purtroppo trasmettono a causa della loro diversità. Se non erano il vostro pane quotidiano, gli Urgehal non lo diventeranno certo dopo questa uscita, che assumerà il significato di una mossa opportunista e da avvoltoi. Se invece lo erano, questo album riuscirà a risvegliare in voi gli istinti bestiali che emergevano al solo sentire nominare 'Through Thick Fog Till Death' e 'Goatcraft Torment'. Evil never dies.

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