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VENDETTA: World Under Fire

data

21/05/2012
58


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Lion Music
Distro: Frontiers
Anno: 2012

Li aspettavamo al varco i britannici Vendetta, non tanto per la qualità - invero mediocre - dei precedenti lavori, ma per la curiosità di sapere se e quanto effettivamente possono andare avanti a proporre sempre lo stesso identico sound. Che non l'abbiano nè inventato, nè tantomeno reso personale, è un aspetto da non trascurare. Con Saxon ancora a sfornare album in studio a ritmi abbastanza regolari, Iron Maiden e Judas Priest che hanno iniziato a godersi la vita da rockstar appagate, tanti nuovi ragazzini ed ex ragazzini terribili come Primal Fear e Enforcer (toh, i primi due che ci vengono in mente, ma ce ne sarebbero tanti altri), c'è ancora bisogno di heavy metal così come era suonato venti e passa anni fa proposto da un gruppo degli anni Duemila? Chi scrive non è mai stato tra le fila degli "evoluzionisti ad ogni costo", quelli che dopo due album simili non ascoltavano più il gruppo che li aveva composti. Tuttavia non si vede l'utilità di uscite del genere: i dischi si vendono poco, il nome della band è lo stesso degli omonimi tedeschi e ben più radicati nel panorama metal, e la musica? I riferimenti li abbiamo già dati, classic metal fermo pressappoco alla metà degli anni Novanta, quando l'heavy si stava irrobustendo e il power cominciava a diventare il genere grazioso e senza pudore che vede nei Dragonforce i massimi esponenti. C'è da dire che i Vendetta almeno hanno conservato una certa virilità e una sana attitudine, chitarre taglienti ma mai troppo veloci, assoli (la parte migliore dell'album) orgogliosamente estrosi e un vocalist che ricorda il vecchio Kai Hansen, molto a suo agio nelle parti melodiche e più hard rock che sulle fastidiose e sterili canzoni sullo stile di "Lord Of Chaos" (che in coda riprende qulacosa di "Seek & Destroy") e "We Are Legions": quante strofe con la stessa identica metrica abbiamo ascoltato in questi anni? Troppe. "Fragmented Reality" addirittura si avvicina pericolosamente al plagio dei Black Sabbath dell'era Dio. Godibile? Sì, i ritornelli non sono brutti, al massimo scorrono come se non ci fossero mai stati. Miglioramenti rispetto alle precedenti releases? Un po' di cattiveria in più e gustosi assoli. Stop.

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