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VENOM: From The Very Depths

data

11/02/2015
75


Genere: Heavy Black Metal
Etichetta: Spinefarm Records
Distro: Universal
Anno: 2015

Per parlare del quattordicesimo album in studio della satanica cricca di Cronos & C. bisognerebbe non essere emotivamente coinvolti dal nome di una band tanto importante quanto vituperata - dagli invidiosi, parliamoci chiaro! - e quindi chi scrive non dovrebbe neanche iniziare a parlarne, ma al di là di tutto ogni volta che il nerboruto Conrad da Newcastle ritorna con quel magico nome, parte un'impulso irrefrenabile e l'ascolto diventa obbligato. La lucidità però impone che venga giudicato imparzialmente. E allora dimentichiamoci Mantas e Abaddon, dimentichiamoci i fragorosi esordi, dimentichiamoci l'influenza avuta su migliaia di band come Slayer, Voivod e Bathory tanto per parlare dei più importanti, e vediamo cosa ci propone 'From The Very Depths', titolo che già risulta importante, essendo una parte della frase d'introduzione di ogni concerto dei Venom; la cosa più evidente è la tecnica individuale di Rage - chitarrista - e Dantè - batterista - nettamente migliore di chiunque altro abbia occupato questo posto al fianco di Cronos, ma questo serve per suonare nei Venom? La risposta è sì, perchè i pezzi di 'From The Very Depths' non sono la classica accozzaglia di fragore primordiale, neanche i pezzi forzatamente sempliciotti di 'Metal Black' - il peggior titolo della storia del metal - o 'Hell', piuttosto ricordano le parti più convincenti del Cronos solista avvinghiate a doppio filo alla malsana fanghiglia che solo gli striscianti rallentamenti dei - pochi - pezzi doomy della prima parte di carriera sapevano creare e che in questo caso si ritrovano nella sulfurea "Stigmata Satanas" e nella pesante "Evil Law". Ad onor del vero ci sono dei filler che evitati avrebbero potuto rendere l'album meno pesante da digerire, basti pensare a "Grinding Teeth", o a "The Death Of Rock'n'Roll", e si nota poi l'assoluta assenza di speed track, cosa che, visti gli ultimi discutibili risultati negli album precedenti, da un lato può essere positiva e dall'altro appiattisce un po' il songwriting, ma i Venom del 2015 fanno una gran cosa a nostro parere, andando a riscoprire quell'attitudine punk che li caratterizza fin dagli esordi, imbruttita ancor di più da un'interpretazione vocale di Cronos più "tenebrosa". Ricordiamoci infatti che per loro stessa ammissione, i tre satanassi sono partiti estremizzando sì i Motorhead, ma anche e sopratutto i Discharge ed i G.B.H., così ne viene fuori un inno che non sarebbe sfigurato su nessuno dei loro "must", quella "Long Haired Punks" che è un'assoluta dichiarazione d'amore per i due generi che hanno dato i Natali alla leggenda: "We blast metal, no hip hop or funk, demons from hell, long haired punks", e solo questo basterebbe a prolungare la loro presenza tra noi mortali per almeno altri trentacinque anni, se poi aggiungiamo che il tutto è ingigantito da una produzione perfetta che rende i pezzi ancora più potenti - finalmente diremmo - e dagli assoli di Rage che spazzano via - e qui ci costa dirlo - anche il biondo Jeff Dunn, beh, lunga vita vita ai Venom!

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