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AMBER ASYLUM: Sin Eater

data

06/02/2016
65


Genere: Doom dark ambient
Etichetta: Prophecy Prod.
Distro:
Anno: 2015

Quando si ha a che fare con dischi in cui non c'è la parvenza di una chitarra, bisogna sempre scollegare la visione metal della musica e pensarla diversamente, altrimenti è meglio non prendere neanche in considerazione album come 'Sin Eater', settimo full lenght pubblicato dalla main woman Kris Force, che ancora una volta si circonda di collaboratori diversi, anzi collaboratrici, visto che la formazione che ha registrato questo album è tutta al femminile, ferma restando Jackie Perez Gratz al Cello. Per cui spogliamoci di "denim and leather" ed addentriamoci nell'oscuro bosco creato da Miss Force e compagne, un paesaggio buio fin dall'intro "Prelude" che fa da giusto prologo a pezzi dall'andamento funereo, ma che come nel caso dei grandi The 3rd And The Mortal, grazie alle eteree parti vocali, porta squarci di luce che rendono il tutto meno oppressivo, ma anche se "Perfect Calm" e "Beast Star" si attestano su questo mood doom/dark, si ha l'impressione che possa sempre arrivare la sorpresa, la svolta che ti fa godere appieno di questa tetra magniloquenza, e le prime avvisaglie arrivano con "TOT" che potete ascoltare qui di seguito, brano di avantgarde/doom a tutti gli effetti trasformato in un pezzo in tipico Amber style, ma perchè diciamo trasformato? Semplice, perchè ad un'attenta analisi del testo e all'arrivo del break centrale ci accorgiamo che si tratta del brano originariamente contenuto nel sottovalutato 'From The 13th Sun' dei Candlemass; allora è "Harvester" che trasforma un ossessivo loop in una nenia sofferta e teatrale, a far arrivare la prima scossa 100% Amber Asylum. Scossa che prosegue anche con la successiva "Paean", breve marcia percussiva e quasi marziale, così in fondo all'album si trova il materiale più interessante, quello dove l'ambient si fà più presente, sulla falsariga dei rumoristi Brighter Death Now in "Executioner", conclusa poi da un'esplosione strumentale, mentre lo spirito degli Arcana di 'Dark Age Of Reason' pervade la finale title track, ovvero ambient neoclassica a go-go. Cosa possiamo dire quindi del risultato finale? Beh, che l'album è completamente spezzato a metà, diviso dalla cover dei Candlemass, in una prima parte più ordinaria e priva di spunti vincenti, ed una seconda decisamente più valida, in cui Kris e soci lasciano fluire le idee, come un lento fiume che scorre nella penombra autunnale ed è questo che speriamo abbiano voluto rappresentare. Se nel prossimo disco lo svilupperanno meglio, noi saremo qui ad applaudire.

P.S.: il voto rappresenta la media tra la prima parte da 50 e la seconda da 80.

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