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BODY COUNT: Bloodlust

data

27/03/2017
80


Genere: Rap Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2017

Il dizionario Treccani definisce il "cliché" come "espressione priva di originalità, spesso ripetuta, e perciò fastidiosa". Il fastidio deriva dalla ripetitività. Un ascoltatore incallito di musica rap non ne potrà più di certi tipi di testi, ma messo a contatto con i mutandoni di flanella dei Manowar, con satanassi e soggetti simili avrà un po' di materiale per divertirsi. Allo stesso modo il metallaro, quello che leggerà queste righe e che presumibilmente andrà ad ascoltare i Body Count, non ne avrà le palle piene dell'estetica e delle tematiche fortemente politicizzate, violenza e prepotenza urbana. Anzi, accoglierà con molto interesse il ritorno dei BC e magari non avrà idea che quel detective di Law and Order è uno dei cantanti rap più riconoscibili e carismatici degli anni Novanta. Anche il fan della band di Ice-T dal lontano 1992 troverà pane per i suoi denti e sangue sufficiente per una bevuta disssetante in 'Bloodlust'. Perché -lo scrivo da totale ignorante rispetto agli album solisti del rapper nero- la coerenza, la credibilità e la assoluta capacità di mischiare, ancora una volta, nel 2017, rap e metal/hardcore è prerogativa di pochi. Il grande predecessore 'Manslaughter' è molto simile al nuovo lavoro, con una produzione molto grossa che mette ben in evidenza la base musicale, un atletico, muscoloso e tamarro mix di Suicidal Tendencies, Slayer e Black Sabbath. I primi coverizzati tre anni fa, mentre i secondi omaggiati oggi con una massiccia cover (in cui si spiega proprio l'importanza di tali gruppi nella formazione dei BC). Il clamoroso singolo "No Lives Matter" ci insegna l'importanza della contingenza e del rischio che comporta il benaltrismo e la svalutazione dei problemi più attuali ed è il pezzo forte dell'album, nonché uno dei picchi più significativi dell'intera discografia della band accanto alla oramai celeberrima "Cop Kill". Da sottolineare come sia determinante il chitarrista Ernie C, perennemente in preda a un torrenziale atto di creazione di riff: la sua opera è essenziale per la riuscita di 'Bloodlust', impreziosito anche da un cameo di Dave Mustaine (con annuncio e assolone in "Civil War"), Max Cavalera nella spigolosa "All Love Is Lost" e Randy Blythe nella lambofgodiana "Walk With Me...". Contaminazione tra generi e protesta sociale hanno ancora un senso e 'Bloodlust' ne è la dimostrazione.

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