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DEATHWISH: Demon Preacher

data

25/02/2017
77


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Dissonance Productions
Distro:
Anno: 1988-2016

Dopo il passo falso dell'esordio 'At The Edge Of Damnation', i Deathwish ci riprovano l'anno dopo, consapevoli degli errori commessi in fase di produzione, incisione e songwriting, così raddrizzano notevolmente il tiro ed escono - originariamente su GWR, etichetta, ai tempi, dei Motorhead - con il secondo full lenght, il qui trattato 'Demon Preacher', ora riedito come per il predecessore dalla Dissonance Productions in formato cd e dalla Back In Black in formato vinile. La rimasterizzazione del disco in questione, a differenza del primo, serve a rendere ancora più potente un suono forte, incisivo ed equilibrato, inoltre serve a mettere ancora più in luce pezzi centratissimi e dinamici come la title track - una vera e propria botta in faccia che ancora oggi in molti si sognano di ideare - "Vision Of Insanity" che inizia più cadenzata per esplodere in tutto il suo fragore, o 'Wall Of Lies', ennesimo esempio di come, in grande ritardo, anche il Regno Unito si stesse ben attrezzando sul thrash, mantenendo quella traccia di oscurità tipicamente inglese e che qui era rappresentata anche dalla cover di "Symptom Of the Universe" dei Black Sabbath. Tutto era al posto giusto, Dave Brunt - che aveva perso il nickname sul suo cognome - sparava assoli non particolarmente virtuosi, ma perfetti per sostenere la causa. Inoltre, macinava riff azzeccatissimi come pochi altri sapevano fare ai tempi, quello di "Carrion" è esaltante; Jon Van Doorn rilasciava un'altra buona prova, rovinata solo dall'abuso del falsetto, a volte irritante, inoltre la sezione ritmica viaggiava ai ritmi di una macchina da guerra, percui l'opera di recupero della Dissonance va apprezzata, ma un'altra cosa non ci spieghiamo alla luce di una prova così convincente, ossia come mai la band albionica sia svanita negli anni successivi senza far più parlare di sè. Vero è che il famigerato cambiamento ad opera del grunge et similia stava incombendo, ma è anche vero che altre thrash band sono sopravvissute, rallentando i ritmi, ma ce l'hanno fatta. Ora c'è l'occasione di riportare alla luce questa gemma - sul primo album si poteva sinceramente farne anche a meno - e visto che, esiste anche una neonata pagina FB, può darsi che Dave e Jon si ripropongano, staremo a vedere.

P.S.: La versione della title track qui di seguito, non è quella attuale, serve solo a rendere l'idea su come suonassero i Deathwish.

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