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DIVIDED MULTITUDE: Feed On Your Misery

data

04/05/2013
62


Genere: Power Prog Metal
Etichetta: Nightmare Records
Distro:
Anno: 2013

Hanno fatto bene a insistere i Divided Multitude? Attivi da oltre dieci anni, ma dalla produzione discografica abbastanza irregolare, tornano dopo 'Guardian Angel' con un disco che li riabilita, in parte, dopo le delusioni precedenti. Che poi, di che delusioni si parla? Di quelle aspettative disattese che vedevano il gruppo norvegese alla prese con un prog metal e invece si sono ritrovate con ben altro? Non ci vuole chissà quale orecchio per capire che la band sbagliava a presentarsi come metal prog e se continua a farlo, l'errore sarà reiterato e i fan faranno "ciao ciao" con la manina, dirigendosi verso qualcuno che davvero progredisce e fa progredire la propria musica. I Rage fanno prog per voi? Se (bontà vostra) la risposta è sì, accomodatevi, i Divided Multitude prendono diverse caratteristiche dei tedeschi. La questione è che effettivamente si tratta di heavy metal: classico, con variazioni sul tema, con ritmiche poco inflazionate, con vocals diversificate, inserti moderni, ma non progressive! Quindi noi che accettiamo i norvegesi anche come particolare heavy metal band dall'atmosfera affine al progressive (questo lo concediamo, per tutto 'Feed On Your Misery' si cerca di emulare i giochetti di tastiera di Kevin Moore in 'Images And Words' dei Dream Theater), possiamo ben dire che abbiamo davanti a noi un prodotto sincero, costruito con molta passione, che si fa sentire con curiosità, ma con difetti che ne inficiano la resa complessiva. Troppo lungo per essere heavy metal, troppo poco complesso o evoluto per essere prog. Oltre un'ora di durata, ma ne bastava davvero la metà, visto che si annega in un mare di ritornelli, tutti abbastanza simili. Il vocalist è senz'altro il migliore: uno stile aggressivo e robusto che non dimentica la oscura melodia di scuola Nevermore e la unisce a certe parti power sentite in dischi di Labyrinth o DGM, tanto per rimanere in casa nostra. L'arma è a doppio taglio, perchè davvero non si riesce a capire perchè il cantato sia praticamente dappertutto: le sezioni strumentali sono ridotte al minimo, quasi si volesse coprire un deficit di ispirazione. C'è poco spazio per la fantasia, con le chitarre che utilizzano plettrate irregolari e rocciose su tempi mai veloci. Un brano vale l'altro, interscambiabili tra loro, interscambiabili persino le varie parti di ogni canzone. Con il passare degli ascolti, si comprendono dettagli che sulle prime non emergono, ma non si giustifica l'acquisto a prescindere, perchè l'ascolto nell'insieme è faticoso.

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