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GUNFIRE: AGE OF SUPREMACY

data

30/09/2014
80


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Jolly Roger
Distro:
Anno: 2014

Se c'è una band che ha un debito con la sfiga è quella dei Gunfire, formatasi addirittura nel 1981, per colpa della situazione disastrosa in cui versava il metal nel Belpaese in quegli anni - ammesso che ora sia cambiato qualcosa - ha pubblicato solo un'acerbo Ep nel 1984, per poi sciogliersi dopo aver partecipato alla compilation 'Made in Italy' del 1985; ma Roberto "Drake" Borrelli e soci presentano il conto e ritornano nel 2001 per riprendersi il maltolto, pubblicano il buon 'Thunder Of War' nel 2004 aggiungendogli anche i pezzi dell'Ep, ma poi ripiombano nell'oblìo, causa le continue defezioni dei membri originali; è finita, quindi? Neanche per sogno, Drake è un tipo duro a morire, è ben consapevole dei suoi mezzi e delle possibilità che la collaborazione con i "nuovi" Gunfire possono dare alla causa, così recluta altri due membri in sostituzione dei vecchi e, forte del contratto con la volenterosa Jolly Roger Records, pubblica il qui trattato 'Age Of Supremacy' in cui spariscono definitivamente gli sfigati degli anni Ottanta e nascono dei metallers, sì true, ma completamente liberi dagli stereotipi in cui incappano di continuo i gruppi power da vent'anni a questa parte, grazie ad una sezione ritmica in cui Marco Bianchella svaria fantasioso e potente al tempo stesso, ed il nuovo Michele Mengoni fa sentire il suo pulsare multiforme, grazie alle due straordinarie asce di Luca Calò e Marcello Lammoglia, ritmicamente terremotanti e solisticamente brillanti, ma sopratutto grazie alla bellissima voce di Roberto, che è la marcia in più di questo concept dove si parla di un futuro in cui l'umanità ha abbandonato la terra e ha subito una divisione in due fazioni evolutesi in maniera differente ed incapaci di comunicare tra loro: questa mancanza di dialogo è foriera di guerre e distruzioni, come purtroppo accade spesso anche oggi. Sui brani c'è da dire che ci troviamo di fronte a pezzi di metal robusto e sostenuto da tastiere mai invadenti, tra le quali spicca l'hammond di "Voices From A Distant Sun", highlight del disco assieme a "The City Of Light", guardacaso i due brani più vicini all'hard rock; ma tranquilli cari defender, c'è pane anche per i vostri affilati canini a cominciare dalla rocciosa opener "War Extreme", potente e grintosa, per arrivare a "Fire In The Sky", che presenta qualche accenno power, ma la goduria per chi scrive sono le lunghe, ma non noiose "Hammer Of God" ed "Exodus", multiformi mini suites prog metal rocciose al punto giusto. Caro Drake, ce l'hai fatta, hai aspettato tanto, ma la tua creatura è cresciuta ed è sana e rigogliosa, adesso non farci aspettare altri dieci anni!

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