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MACHINE HEAD: BLOODSTONE & DIAMONDS

data

12/11/2014
87


Genere: Post Thrash
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner
Anno: 2014

Mostruoso! Questa è la definizione più calzante per questo ennesimo monolite targato Machine Head. Tutto qui dentro è così "grande" che non ci viene in mente altro aggettivo più adeguato; e pensare che le cose fino a poco tempo fa si erano messe abbastanza male per la band di Oakland, con l'estromissione forzata dello storico bassista Adam Duce a causa di una diatriba sui credits dei pezzi presenti su 'Unto The Locust' - peraltro non ancora finita, visto che Adam porterà i suoi ex pard in tribunale - e la ricerca di un sostituto all'altezza, trovato nella persona di Jared MacEachern, membro anche di Serenity Dies ed ex Sanctity, praticamente a livello fisico un Adam Duce più giovane, ma ottimo anche a livello tecnico e di presenza scenica, nonchè valido aiutante del main man Robb Flynn con le backing vocals. Risolto questo problema - almeno a livello di line up - ecco che se ne poneva un'altro, la risoluzione del contratto con una sempre più indebolita Roadrunner, cosa risolta con la pubblicazione del doppio live 'Machine F**king Head Live', ma che ragionevolmente ha prolungato i tempi di preparazione per l'ottavo album in studio dei quattro, pubblicato ora con la tentacolare Nuclear Blast. Così, da tutto questo marasma i Machine Head ne vengono fuori ancora più potenti e fieri, sfoderando un mastodonte di ben settantuno minuti per dodici brani la cui durata, nella maggior parte dei casi, supera i sei minuti con una punta di otto minuti e mezzo nella strisciante, oscura "Sail Into the Black"; detto così parrebbe che l'album sia molto duro da digerire ed in effetti non è per niente "easy", ma il nuovo corso dei Machine Head intrapreso da 'Through the Ashes of Empires' in poi è costellato di pezzi granitici, dal mood desolato e questo 'Bloodstone & Diamonds' ne è la conferma, risultando a livello di songwriting e di esecuzione allo stesso livello dei fenomenali, primi due album, trattando però tematiche completamente diverse dalla giungla d'asfalto. L'immediatezza dell'iniziale "Now We Die" si stempera con passaggi melodico/malinconici in cui si capisce che la parte del leone la faranno per tutta la durata del cd i due compagni alle sei corde Flynn e Demmel, sciorinando passaggi bellissimi ed ispiratissimi, come anche nella successiva e più diretta "Killer & Kings", primo singolo estratto, poi nella potentissima "Night Of Long Knives" dove si parla della strage compiuta da Charles Manson - di questo brano è stato tratto un "official visualizer" visibile in coda alla recensione - , quindi nella scheggia impazzita "Eyes Of The Dead" ed infine nella lunga, ma accattivante "In Comes The Flood" e nella conclusiva, avvincente "Take Me Through The Fire". Anche se non è tutto oro quello che luccica ed i piccoli passaggi a vuoto di "Damage Inside" - pseudoballad un po' moscia - e dello strumentale "Imaginal Cells" ne sono la riprova, restano ben dieci diamanti neri che la grinta di Robb Flynn, sofferto quando serve ed a volte ai limiti del growl death, eleva all'ennesima potenza, facendoci entrare in un mondo perverso, buio, inquietante, dove il sole fatica a filtrare ed una densa nebbia avvolge i maligni paesaggi ritratti dai quattro autori di un'opera tanto imponente, quanto sconvolgente! Questi sono esseri superiori...

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