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NO MORE FEAR: Mad(e) In Italy

data

11/01/2013
85


Genere: Death Metal
Etichetta: Murdered Records
Distro:
Anno: 2012

E insomma, gli italiani sono buoni solo a fare power metal, no? No, affatto. Non poteva esserci un modo più pieno e eclatante per offrire al pubblico metal una prova della salute in cui versa la nostra scena estrema. Salute forte, caratterizzata da impeto esagerato, grande teatralità e modi di fare guasconi. Il destino vuole che siano i No More Fear a fare gli ambasciatori del "mad(e) in Italy" stavolta. Non che l'immagine del Belpaese esca così linda dal concept del gruppo abruzzese, tutt'altro. La mafia fa paura, molto più che della solita armata di zombie. Forse perchè così vicina e reale: la famiglia, l'onore, il sangue versato... Tutta carne al fuoco per questo disco, oltremodo maturo e capace di dire che -comunque vada- lascerà il segno nel panorama metal italiano. È vero, piazzare un asso di bastoni in copertina puó far pensare a qualcosa di parodistico, ma la realtà è proprio un'altra. Ci sono voluto cinque anni, ma il risultato di duro lavoro per i No More Fear si sente perfettamente. Se la produzione targata Jens Bogren fa sì che l'esportazione sia più facile del previsto (suono potentissimo e nitido), i cinque paisà sono dei novelli Re Mida durante tutto l'arco dei quarantanove minuti. Death metal (e non solo!) estremamente personale che non si puó evitare di chiamare "moderno", ma lontano anni luce da quella roba ascoltata dai ragazzini con la frangetta. Le sfaccettature sono molte: i richiami folkloristici tipicamente meridionali sono il contesto in cui si materializza la violenza dei Vader e l'eleganza degli Opeth più imperiosi e massicci. Forza d'urto -manco a dirlo- immane. Rari sono i momenti in cui si sente bisogno di un refrain, a tratti emergono voci pulite (come quella à la Serj Tankian in "Cemento Armato"). Qui e lì per fluidificare il tutto sono presenti svisate squisite sul technical death metal di scuola americana, ma ciliegina sulla torta sono i segmenti con chitarra classica e mandolino. Epici, immediati, si fanno ricordare senza scomodare Odino, Thor e compagnia tonante. Ecco, forse l'unico difetto che possiamo imputare a 'Mad(e) In Italy' è di non aver fatto la rivoluzione, nel senso di improntare proprio ogni cosa verso l'Italia e andare a cantare nella nostra lingua. Sarebbe stato un vero e proprio tripudio. Ma chi si accontenta gode e chi fa girare questo macigno nel proprio stereo gode ancora di più.

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