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PARAGON: Force Of Destruction

data

21/10/2012
65


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2012

Paragon. Germania. Heavy Metal. Telegraficamente si potrebbe chiudere così la recensione di 'Force Of Destruction'. "Ma come?" si chiederanno i lettori "siamo solo all'inizio!". Eppure, sinceramente, basta prendere una delle precedenti recensioni dal database per avere le informazioni necessarie ad affrontare l'ascolto della band tedesca. La fantasia non è mai stata dalla loro parte, ma dignitosamente i tizi di Amburgo avevano collezionato ben nove album all'insegna della tradizione più pura. Senza scadere nel pacchiano, questo è importante. Senza variare di una virgola il sound base: questo è ancora più importante, tenendo presenti i vari avvicendamenti in seno al gruppo. Lo scialbo 'Screenslaves' -in cui uno dei pezzi forti, figuriamoci, era una cover dei Backstreet Boys- aveva abbassato la media delle composizioni dei Paragon, complice una stanchezza in fase compositiva evidente. Dopo un lustro, con diversi chitarristi e col ritorno del vecchio bassista, qualcosa cambia. Ci si assesta su coordinate -se possibile- ancora più classiche, ancora meno personali, ma qui è proprio il punto di forza di questa release. La copertina parla chiaro: la cattiveria dei riff ricorda quasi quella di Sacred Steel, ma in 'Force Of Destruction' si sprecano riferimenti agli ultimi e maturi Primal Fear, agli Iron Saviour e - andando a ritroso - a Dio e ai Grave Digger. La voce di Andreas Babuschkin non è tutta tecnica e non possiede grande estensione, ma fa dannatamente il suo mestiere, tra asprezza alla Chris Boltendahl e vocalizzi alla Ralph Scheepers (Halford non lo scomodiamo neanche). Tutto è come ci si aspetterebbe dai migliori Paragon, l'ascoltatore medio deve solo capire a che punto del disco sono messi i mid tempo ed il gioco è fatto: dalle bordate di "Iron Will" e "Tornado" (quest'ultima potrebbe far parte dell'ultimo cd dei Grave Digger per come è tradizionalista) fino alla lunga arrampicata sulle vette del doom dei Candlemass ("Blood & Iron") e infine al power metal dal contagioso ritornello -sentito mille volte però- di "Bulletstorm". Non una nota fuori posto, ma il risultato di dischi come questo è sempre quello di farti andare a ripescare qualcosa degli Helloween o dei Grave Digger.

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