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PHANTOM-X: The Opera Of The Ghost

data

19/09/2012
75


Genere: US Metal
Etichetta: Pure Steel Records
Distro: H'Art
Anno: 2012

La sottile linea tra buona fede e furbizia. In genere sottile non lo è, ma in certe occasioni il suo spessore è davvero esiguo e ci si trova a guardare con sospetto gente onesta, così come si rivalutano furbacchioni secolari. I Phantom-X non sono certo gli ultimi arrivati sulla scena, una più che buona US metal band con un cantante fuori dall'ordinario (pur senza essere un fuoriclasse, ha partecipato al comeback discografico degli Omen una decina d'anni fa), e tanti riff ispirati, tutti nel sicuro solco del metal statunitense. Tre album nell'oscurità nel decennio scorso, ora la provvidenziale Pure Steel Records a dare loro un po' di visibilità nel vecchio Continente. Le antenne dei fan della band si sono rizzate subito all'annuncio del concept album. I mezzi artistici ci sono, i tempi erano maturati, forse i Phantom-X potevano piazzare il colpo che li avrebbe fatti imprimere nella memoria degli incalliti metallari dell'underground. Niente di tutto ciò. O meglio, se si sciogliessero ora, questo naturalmente sarebbe il lavoro migliore della loro carriera, ma perchè si tratta nient'altro che di una raccolta di alcuni pezzi (già facenti parte di una fantomatica storia e collegati tra loro tramite la suddivisione in capitoli) dei precedenti album, arricchiti da nuove composizioni. Dieci vecchie canzoni riregistrate, altre sei nuove per completare il tutto, per oltre un'ora di musica. Tutto ciò si ricollega al dubbio dell'inizio: spacciano per nuovo album una semi-raccolta, tanto alla Pure Steel piacciono queste operazioni di recupero? Oppure era già nelle intenzioni dei Phantom-X una celebrazione del genere? Non è dato saperlo. La qualità media dei brani è medio-alta, la produzione è naturalmente molto superiore a quella dei precedenti dischi, ma inevitabilmente la durata è sfiancante e c'è qualche riempitivo qua e là. Non si cerca l'up tempo quadrato e colmo di doppia cassa, ma si sceglie un approccio più meditato che sconfina spesso in elaborate soluzioni di batteria (non sarà prog metal, ma alcune sezioni ci vanno molto vicine), che rendono il tutto più composito e più difficile di un classico album del genere. Prestazioni strumentali da veterani della scena, necessarie le citazioni di vecchie glorie come i Savatage del primo periodo, su cui svetta il singer Kevin Goocher, un emulo di Jon Oliva meno gracchiante e più orientato verso l'imponenza di Ronnie James Dio, che caratterizza e si cuce addosso ogni singola nota di 'The Opera Of The Ghost'. Non ci si accorge della natura di concept album, piuttosto andiamo sul greatest hits in incognito, quindi se un po' di astuzia da parte degli americani c'è stata (della serie: pubblichiamo qualcosa dei precedenti album su Pure Steel, non si sa mai), è pur vero che la bontà di queste canzoni (altra componente: il coinvolgimento emotivo dei torrenziali assoli di chitarra) fa sì che la presente uscita sia consigliabile a chi non ha mai avuto a che fare con i Phantom X e vuole andare ad approfondire un branca del metal a stelle e strisce senza fermarsi agli Helstar e ai Jag Panzer (se vogliamo citare le basi).

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