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SYN ZE SASE TRI: SUB SEMNUL LUPULUI

data

09/05/2012
50


Genere: Symphonic Black Metal
Etichetta: Code 666
Distro: Aural Music
Anno: 2012

Si può parlare di evoluzione per una band che è nata come derivativa e continua ad esserlo ancora di più? Certamente no. Da una costola (anzi, due) degli orrorifici e mutanti Negura Bunget (la band rumena per eccellenza) ci si aspettava di più l'anno scorso, al debutto, molto più che un lungo ripasso di quello che il black sinfonico era stato. Totalmente disillusi quindi non possiamo più ritenerci delusi dalla direzione intrapresa da questo 'Sub Semnul Lupului', in cui i Syn Ze Sase Tri (alla faccia del nome facile da ricordare) non riescono ad andare oltre l'anonimo esordio, ma almeno salvano la dignità. Come già anticipato, di originale non c'è praticamente nulla. Scream acido e corrosivo alla Shagrath, ma senza la necessaria convinzione tanto da sembrare un vecchietto col mal di gola, ma anche lontano dalla vampiresca maestà Dani Filth. Chitarre gracchianti e oltremodo timide, il lavoro da fare sarebbe ben altro (mai sentito parlare dei riff di Paul Allander?) e con molta più foga, si sfiora addirittura il plagio dei Dimmu Borgir in "Nascut In Negura". Come arpie le tastiere sovrastano qualsiasi cosa, affogano in alcuni punti persino la batteria, eppure Putrid dietro i tamburi non è affatto da buttare, anzi lotta con tutte le sue forza tentacolari di farsi avanti nonostante la produzione piattissima lo penalizzi in maniera incredibile (l'incipit di "Pustnicul Muntilor" con un po' più di spinta sulla batteria avrebbe avuto un altro effetto, mentre "Inaripat Si Impietrit" si muove nel nulla compositivo più totale). Si cade nel ridicolo nei pezzi più tirati in cui le tastiere la fanno da padrone, con effettucci che sembrano provenire da qualche gioco per la cara vecchia Play Station (ve lo ricordate Crash Bandicoot?). Dopo un'ora piena il nostro viaggio transilvano giunge al termine, dicevamo della dignità salvata: ebbene "In Pintecu Pamintului" è un grandissimo pezzo di black immerso nel folk, decadente e nostalgico, guidato da fiati e chitarre acustiche mai così avvolgenti in questo disco: una vera sorpresa. Due le alternative: studiare meglio 'Spiritual Black Dimension' e 'Midian' (come vedete, non i più difficili di Dimmu Borgir e Cradle Of Filth), oppure insistere sul versante pagan/folk serio, senza scadere in melodie da sagra del cinghiale finlandese. Altrimenti non c'è motivo per essere attratti da questa band.

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