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THE MONOLITH DEATHCULT: Tetragrammaton

data

23/05/2013
80


Genere: Electronic Atmospheric Death Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2013

'The White Crematorium' è un lontano ricordo. Il rifacimento di due anni fa dovrebbe aver messo le cose in chiaro, così come l'immenso 'Trivmvirate' del 2008 aveva detto che per una versione malatissima e moderna di Behemoth e Nile bisognava rivolgersi solo ai Monolith Deathcult. Olandesi, ricordiamolo, come gli Atrocity. Se abbiamo salutato con piacere il ritorno della band di Alexander Krull a generi meno rammolliti, 'Okkult' rischia di essere oscurato perchè battuto da 'Tetragrammaton' nel suo stesso campo. La difficoltà d'ascolto si alza, anche rispetto a 'Trivmvirate'. La solita pregevole copertina dice che bisogna aspettarci che una specie di dea Kalì sconquassi i vari compartimenti stagni cui siamo abituati. E infatti, "God Amongst Insects" è il delirio della divinità che schiaccia la pusillanime umanità, con riff pesantissimi che centuplicano la pesantezza di 'Demigod' dei Behemoth e la inseriscono in un contesto malsano. Come potremmo definire la vena sinfonica che è piano piano erosa dal clangore industriale di "Human Wave Attack"? I Rammstein corrotti dal death metal, ma la band qui non è al meglio, un po' statica, almeno fino a metà brano. Tanto per cambiare le carte in tavola, interviene "Drugs, Thugs & Machete": terzo brano, terza diversificazione. Stavolta sono i Sepultura a farsi torturare dai Monolith Deathcult: la giungla è in fiamme e la furia cieca in realtà sembra avere più lucidità di quanta pensassimo. Eppure sempre di rabbia si tratta. Non vogliamo continuare a districare i vari fili (spinati) di questo quarto e grandioso disco del gruppo olandese, solo un paio di considerazioni. È stato scelto "Todesnacht Von Stammhein" per anticipare la release e sinceramente non pensavamo che potessero assegnare tale compito al più anonimo della tracklist (sempre rispetto ai loro standard, in ogni caso chi non li conosce penserà che è qualcosa di strano e fortissimo). Inoltre i brani finali recuperano qualcosa delle atmosfere orientali (si cambia ancora!) dei Nile e dei Septic Flesh, il tutto con l'elettronica che cova sotto le macerie. Il silenzio, lasciato in coda al brano finale dopo un'ora di tale massacro, fa ancora più male se è stato un ascolto a volume elevato: le orecchie fischiano e l'esperienza è da ripetere. Grande stagione per il death più particolare: aspettiamo la risposta dei Fleshgod Apocalypse.

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