METAL CHURCH - ARMORED SAINT
Appassionato da trentacinque anni alla band capitanata da John Bush, dal fortunato giorno in cui trovai a prezzo stracciato una copia di 'Raising Fear' in un centro commerciale, non potevo assolutamente perdermi la loro prima assoluta in carriera in Danimarca, a Copenhagen, per il sottoscritto sotto casa praticamente. Anche i coheadliners Metal Church, che ho visto solamente una volta di spalla ai Megadeth una decina di anni fa, mi lasciavano tutt'altro che indifferente, al punto che, pur potendo vedere le due band di cui sopra insieme ai Testament tre giorni dopo, ho scelto la prima circostanza per avere più tempo dalle band che ho avuto meno modo di vedere nel corso degli anni. Gli Armored Saint salgono sul palco alle 21 e esordiscono subito con un pezzo del loro nuovo album, "Close To The Bone". Confesso di non avere ancora grande dimestichezza con l'ultimo lavoro, e in effetti neanche con buona parte della loro carriera post reunion, ma poco importa: l'impatto della band è ottimo, John Bush un eccellente frontman sia come cantante, sia come intrattenitore, e la scaletta, qualsiasi cosa scelgano in una bilanciata alternanza fra lavori più recenti e album precedenti lo scioglimento nei primi anni novanta, è coinvolgente. Dopo due pezzi tratti dai classici 'March Of The Saint' e 'Symbol Of Salvation' segue quindi immediatamente uno tratto dal più recente 'Punching The Sky', dopo uno da 'Raising Fear' (per chi scrive il capolavoro, peccato un pezzo solo), segue "Every Man-Any Man" che è una prima live assoluta. La settima traccia in scaletta, "Last Train Home", è attesa e davvero emozionante da ascoltare dal vivo. Seguono la trascinante titletrack "Win Hands Down" del 2015 e "Hit A Moonshot" dal recente 'Emotion Factory Reset" prima che gli altimi pezzi in scaletta consegnino una vittoria di misura, in termini di numero di brani eseguiti, ai classici sui contemporanei. Menzione speciale per "Aftermath" tratta da 'Delirious Nomad', che John Bush canta per gran parte accanto ai tecnici al mixer, quindi in mezzo al pubblico, rendendo il tutto vieppiù emozionante. Chiude benissimo la potente "Reign Of Fire" tratta da 'Symbol Of Salvation'. Gli Armored Saint sono una live band di grande pregio, affiatati e ottimamente guidati. Pur non impazzendo per tutta la loro produzione, ho trovato accanto ai pezzi che auspicavo di sentire anche modo di apprezzarne altri per me meno noti o conivolgenti, il che dice abbastanza sulla qualità della prestazione dal vivo. Il fatto che il nuovo album sia stato il più rappresentato, a parimerito con 'Symbol Of Salvation', ci dice di una band in salute e a suo agio sia con la parte più nota della propria carriera e le aspettative del pubblico che con quello che vuole proporre oggi. I Metal Church salgono sul palco con l'ennesima formazione rinnovata, ben tre nuovi membri dallo scorso anno, fra cui il cantante Bryan Allen e il celebre e attivissimo ex Megadeth David Ellefson al basso. Vengono proposti subito "Ton Of Bricks" e "Start The Fire", un'ottima partenza si direbbe, entrambi originariamente cantati dal tragicamente scomparso David Wayne, a cui la voce del nuovo entrato in effetti si avvicina di più. La band continua con altri due classici del proprio repertorio; c'è spazio anche per un contributo dell'altro sfortunato ex vocalist della band, Mike Howe, con "Fake Healer" nella quale Bryan Allen si destreggia con altrettanta padronanza. Tutto questo prima che i Metal Church, al quinto brano in scaletta, si decidano a presentare un pezzo del nuovo album 'Dead To Rights', la cui introduzione viene lasciata a David Ellefson. Bisognerà poi attendere il nono pezzo per un'altro assaggio della loro più recente creazione, la potente e coinvolgente "Dead To Rights". Prima e dopo un repertorio più che noto, mi piace in particolare menzionare "Badlands" e "Beyond The Black". Anche i Metal Church si sono resi protagonisti, in questa serata di fine luglio, di una buona esibizione. Bryan Allen è da un punto di vista vocale una scelta adatta per la band. Mi preme però fare un discorso riguardante la scaletta. Dieci pezzi su dodici risalgono al 1991 o ancora prima. Sono anche i brani che conosco meglio e che immagino la maggior parte dei fans, nella loro confort zone, preferiscano ascoltare. Nondimeno, una band che negli ultimi trentacinque anni ha pubblicato nove album e decide di ignorarli in toto in sede live, mi lascia perplesso. Ancora più discutibile risulta di fronte al fatto che, all'epoca dei dieci classici del repertorio eseguiti dal vivo, il solo Kurdt Vanderhoof era presente. I Metal Church sono una band nuova di zecca che suona quasi solo pezzi vecchi. Mi tengo il piacere di ascoltare i loro splendidi pezzi dal vivo, chiunque calchi il palco sotto il nome Metal Church, ma non voglio tacere il retrogusto amaro di avere l'impressione che la band non abbia la forza di cercare di imporre all'attenzione le sue creazioni più recenti pur a rischio di qualche fan che storca il naso perche il pezzo "x" non viene eseguito per la millesima volta.

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