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CIRCLE II CIRCLE: Watching In Silence

data

14/06/2003
80


Genere: Power, Classic Metal
Etichetta: AFM
Distro:
Anno: 2003

E adesso che vi racconto? Non so proprio cosa dire, perchè se devo analizzare questo disco pensando al fatto che Zak è l'ex cantante dei Savatage, allora portrei arrivare anche a dirne male. Ma considerando il fatto che sono follemente pazzo dei Savatage ed indissolubilmente legato a tutti i membri attuali e passati, consentitemi di cambiare ottica e trovare gli aspetti positivi di questo progetto. Innanzitutto, penso che gli anni di militanza di Zak nei Savatage siano stati anni in cui il sound della menzionata band si sia arricchito di nuove componenti e non tanto sottili sfumature. Il merito di questa evoluzione, con tutto l'amore e la devozione per il Sava big boss, Jon Oliva, è da attribuire all'ingresso, dietro al microfono, di Mr.Stevens. Quindi, partendo da questa considerazione si riesce a capire come questo enorme bagaglio, Zak se lo sia portato dietro anche nei suoi Circle II Circle. E' noto, anche, come il divorzio dai Savatage sia stato indolore e del tutto amichevole. I rapporti tra Zak, Jon e tutti gli altri Savatage sono sempre rimasti ottimi, tant'è che in questo "Watching In Silence" come co-autori di tutte le canzoni, ci sono lo stesso Jon "Mountain King" Oliva (anche co-produttore dell'album) ed il grande Chris Caffery. Inevitabilmente, quindi, il sound dei CIIC risente pesantemente dell'ombra dei Savatage a partire dalle partiture musicali, sino alla tipica impostazione vocale di Zachary. Tutti i brani sono pregni delle tipiche Sava-symphonies e questo, a mio parere, è meraviglioso. Certo, analizzando criticamente il disco, si potrebbe pensare che come esordio ci si sarebbe aspettata molta più originalità...ma come si può pretendere tutto ciò? La collaborazione di Zak con i Savatage si è interrotta sin troppo presto (per problemi familiari del singer) e questo CIIC è da considerarsi come il giusto proseguimento di un certo discorso lasciato in sospeso dopo i meravigliosi "Edge Of Thorns", "Handful Of Rain", "Dead Winter Dead" e "The Wake Of Magellan", tutti di casa Savatage. E' bene, infatti, ricordare di come l'ultimo Sava-album "Poets And Madmen", risenta notevolmente dell'assenza della soave voce di Zak. Ed ecco che da quest'ultima considerazione si capisce bene di come si sia evoluta la storia di questi ultimi anni: i Savatage, senza Zak, hanno perso qualcosa; ai CIIC, senza gli altri Savatage (ma essenzialmente senza la voce e le tastiere di Jon) manca qualcosa! E vediamo nello specifico cosa propone questo esordio solista di Zak...la musica si articola su varie situazioni tra melodia e potenza; aleggia in tutti i brani, un clima di velata oscurità e decadenza, prontamente controbilanciato da fantastiche aperture ariose ad ampio respiro. La sezione ritmica fa il suo dovere in modo eccezionale e la chitarra di Matt LaPorte fa venire alla mente a tratti (scusate il paragone!!!!) quella del grande e compianto Chris Oliva (R.I.P.). Assoli micidiali e finemente cuciti nelle melodie e nella struttura dei pezzi fanno da completamento alla miriade di prelibatezze strumentali di cui gli stessi sono pieni. La voce di Zak si adegua perfettamente (come sempre è stato) ai vari momenti ed alle varie atmosfere...quello che resta costante è la classe, la duttilità ed il calore di questa! Mancando la voce marcia di Jon, i brani del disco si dirigono in alcuni frangenti verso lidi meno rabbiosi e più hard-rockeggianti ("Out Of Reach", "Sea Of White"), ma questa è una componente appena percepibile, perchè il meglio delle canzoni sta nel gusto corale e sinfonico che le pervade in modo più o meno pesante. Da segnalare la bellissima "Into The Wind", un pezzo slow con improvvise accelerazioni da brivido (manca forse un bell'assolo deciso!) e che non sfigurerebbe in "Edge Of Thorns" (album che vide l'esordio di Zachary come cantante dei Savatage); di grande impatto emotivo anche le power ballad "Forgiven" e "Face To Face", mai sdolcinate e melense bensì cariche di cambi di atmosfera, di coralità, di drammaticità e sinfonia, oltre che di assoli di chitarra infuocati e preziosi. L'album si chiude con un trittico composto da "Walls" (ballad pianistica in crescendo con un chorus esplosivo), "The Circle" (power song che starebbe benissimo in "Dead Winter Dead" o "The Wake Of Magellan") e "F.O.S." (mid-tempo inqueitante, potente ed in cui si ri-sentono i tipici intrecci vocali a-la Queen, che hanno reso celebri molte delle canzoni dei Savatage, da 10 anni a questa parte). In definitiva, un disco che piacerà a chi non conosce i Savatage (ma ce n'è qualcuno?), per la sua bellezza e la sua classe...un disco che piacerà ai fan dei Savatage, per il ritorno sulle scene, in gran forma, del mai dimenticato e tanto rimpianto Zak Stevens.

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