AIRBOURNE: il nuovo album
I rocker australiani Airbourne non hanno mai pensato in piccolo. Ma con il loro sesto album in studio hanno davvero superato sé stessi. «Volevamo realizzare un disco iconico, un album gigantesco», sorride il cantante e chitarrista Joel O’Keeffe. Determinati a creare un album che, come dice il batterista Ryan O’Keeffe, «racchiuda i migliori elementi del rock’n’roll che amiamo in un unico disco», il quartetto di Melbourne (completato dal bassista Justin Street e dal chitarrista Brett Tyrrell) ha puntato al massimo sotto ogni aspetto: dal suono alla qualità delle canzoni, dall’attenzione ai dettagli fino ai cori da festival e, sì, anche al budget. «Abbiamo detto: questo è il momento», annuisce Ryan. «Facciamo il disco definitivo. E se lo facciamo, non possiamo tagliare nessun angolo. Perché se lo fai, non funzionerà.»
A dimostrazione dell’attenzione maniacale ai dettagli degli Airbourne – solo le batterie di Ryan hanno richiesto tre mesi di registrazione – Joel stima che, sommando tutto il tempo tra scrittura e registrazione, ogni minuto di musica equivalga più o meno a un mese di lavoro. Le loro demo erano così curate che il leggendario produttore Mutt Lange (Def Leppard, AC/DC) e la superstar multi-platino Bryan Adams pensarono fossero versioni definitive quando ricevettero “Here She Comes” e “Who Put the Rhythm In You” per contribuire alla scrittura. «Volevamo mandare il nostro materiale migliore e vedere cosa succede quando gli Airbourne si mettono in una stanza con Mutt Lange e Bryan Adams», dice Joel. «La risposta è stata: rock grande ed esplosivo.»
“Alive After Death” e “Send Me To Rock’N’Roll Heaven” rendono omaggio agli idoli scomparsi della band; quest’ultima cita Lemmy, Doc Neeson degli Angels, John Bonham, Bon Scott, Little Richard e altri ancora («mandami nel paradiso del rock’n’roll, so che lì c’è una band incredibile»). Joel scrisse il testo della travolgente “Alive After Death” una notte sul tour bus, riflettendo su come la musica di queste leggende li renda immortali.
Ora non resta che tornare sul palco, con la consapevolezza di portare con sé il miglior album realizzato dalla band sin dalla sua formazione a Warrnambool, nel 2003. «È come un razzo che abbiamo costruito pezzo dopo pezzo, lo abbiamo riempito di carburante e ora siamo pronti ad accenderlo e lasciarlo partire», dice Joel. «Con questo disco ci mettiamo completamente in gioco. Tutto ciò che siamo come band, il nostro cuore e la nostra anima, è qui dentro.»
Hells Got No Vacancy

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