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AMON AMARTH: WITH ODEN ON OUR SIDE

data

08/11/2006
85


Genere: Viking Death Metal
Etichetta: Metal Blade
Anno: 2006

Gli Amon Amarth sono dei veri e propri stakanovisti dell’Heavy Metal, se consideriamo che puntualmente almeno ogni due anni li ritroviamo con una nuova uscita e in otto anni hanno dato alla luce ben sei dischi. E se è doveroso riconoscere loro un’assoluta coerenza per quanto riguarda stile musicale e tematiche (della serie: quando acquisti Amon Amarth sai sempre cosa aspettarti), lo stesso purtroppo non si può dire della qualità delle loro proposte, altalenante nel tempo: dal capolavoro “Once Sent From The Golden Hall”, si è passati poi per due episodi non imprescindibili quali “The Avenger” e “The Crusher”, abbiamo assistito ad una ripresa in grande stile col superbo “Versus The World” ed alla caduta nel baratro col piatto “Fate Of Norns”, ultima testimonianza del gruppo e a mio parere decisamente l’album più brutto della loro discografia. Con un curriculum del genere alle spalle, mi sono avvicinato quindi alla sesta prova del combo svedese in maniera piuttosto scettica, preparandomi al peggio e aspettandomi una cocente delusione. Ho dovuto invece ricredermi alla grande: “With Oden On Our Side” è il disco migliore che potessero pubblicare in questo momento. Gli Amon Amarth sanno benissimo che il loro inconfondibile trademark, ormai prova di fedeltà nei confronti dei fans, non può essere snaturato, ma sanno anche che ripetersi all’infinito risulterà inevitabilmente controproducente: abbiamo tra le mani perciò un platter che si rivela essere una summa di quanto già detto, ma di una qualità eccellente e frutto di un songwriting che da tempo non era così ispirato. Rimaniamo piacevolmente sorpresi inoltre da una grande e continua varietà all’interno delle composizioni, oltre che, sembra incredibile, da una serie di piccoli esperimenti. Il riff iniziale dell’opener “Valhall Awaits Me” per esempio è dotato di un groove mai sentito in un brano di Johan Hegg e soci: eppure, paradossalmente, non c’è dubbio che sia 100 % Amon Amarth. E lo stesso vale ascoltando un pezzo come “Asator”, dove l’aggressività di certi riffs, ritmiche e linee vocali rappresenta un diversivo al quale non avevamo mai assistito: ma comunque, non avrete mai la sensazione che si stia uscendo dal contesto abituale. E quando non è nessuna di queste piccole “innovazioni” (termine da prendere con le pinze quando si tratta di questo gruppo) a caratterizzare una traccia, il lavoro si mantiene su altissimi livelli poichè dotato, e mi ripeto, di una qualità superba. Ci sono quindi classiche cavalcate come “Runes To My Memory” e la title-track, e mid-tempos più ventosi e dalle azzeccatissime soluzioni melodiche: il tutto sempre pregno della più solenne epicità. In conclusione quindi, ci troviamo di fronte ad un disco brillante che senza dubbio risolleva le quotazioni di un gruppo che ha saputo presentarsi all’appuntamento forse più importante con idee e attitudine vincenti, superando la prova in maniera ineccepibile. P.s: è stata resa disponibile anche una versione limitata, con un secondo bonus cd contenente registrazioni live e brani in versione demo.

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