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STEPH HONDE: Born Again

data

03/10/2026
79


Genere: Hard Prog
Etichetta: Golden Robot Records
Distro:
Anno: 2026

‘Born Again’ è un album dal senso sedimentario. Lo ascolti, lo accantoni, poi lo riascolti e lo riaccogli. Rimani perplesso, rinvii il giudizio, ma ti basta riascoltare la prima traccia per rimanere rifolgorato e sospeso tra le sue particelle sonore! Le sue atipicità sono le stesse stranezze che ti catturano. Ad ogni riavvio riscontri una maggior chiarezza percettiva: è inusuale negli arrangiamenti, non convenzionale nello sviluppo (inconsueta ed ambiziosa l’enfasi in apertura con ‘’Thoughts’’). Il cantante e chitarrista francese Steph Honde (Sunroad, Scream Taker, Hollywood Monsters) con un supergruppo di musicisti crea scenari crepuscolari, lunatici; alterna quiete a tempesta, ira a pace. La freddezza degli strumenti musicali, i suoni glaciali e l’intensità drammatica nella sua interpretazione, danno vita ad un prodotto dal carattere atipico, una sorta di album dalle fattezze ArK o John Macaluso & Union Radio, ma più blando nei propositi. Legature, pause, dinamiche e variazioni del tempo, figurano come molecole che si depositano sui fondi dei piaceri degli ascolti. Richiede più attenzione ai chiari ed agli scuri. Steph mostra come il nero possa essere incredibilmente vario. La sua è una voce baritonale, nelle tonalità basse, simile a Blaise Tosti (‘American Lovers’, 1980), e sulle alte (che non controlla perfettamente) simile a Danny Vaughn. La sua vocalità è una componente preclusiva (piace o non piace, senza mezze misure). In alcune tracce rimanda a David Coverdale (anche Jorn Lande nel disco ‘Ark’ del 1999 e nel successivo ‘Burn The Sun’ (2000) lo evocava, vogliamo fargliene una colpa anche a Honde?). La forza di questo disco è la precisione e nitidezza degli strumenti. John Macaluso (Ark, Yngwie Malmsteen) su tutti esalta le proprietà del disco con un grande senso di leggerezza della batteria. Le tracce che subito rapiscono sono “Bag Of Lies” e “Dark Secrets”. La presenza di musicisti come Guy Pratt (Pink Floyd, David Gilmour), Barend Courbois (Michael Schenker Group), entrambi al basso, e la tastiera di Derek Sherinian (Dream Theater), dona influenze progressive all’hard rock avventuroso di Steph Honde che in “Dark Secrets” cita, tra progressioni prog-metal, un fraseggio (tensione/arresto) tipicamente zappiano (“Black Napkins”); in “The Dark” miscela con atmosfera da Nick Mason’s Saucerful of Secrets; in “The Stars Are With Us” rimescola con Dream Theatre ed in “In This House”, tra arpeggi cromati, confonde con i Whitesnake. Consigliato per chi cerca qualcosa fuori dal comune. Grandioso Macaluso a costruire tensione emotiva!

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