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DEFLORE

In prossimità dell’uscita della trilogia dei titani electro industrial dub metal italiani ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con le menti dietro il progetto.

Quattro dischi all’attivo (esclusi Ep e split), e quattro passi fondamentali nella crescita artistica della band che nei primi due si muoveva all’ombra dei Godflesh nella doppia incarnazione: industrial metal ‘Human Indu(B)strial’, e quelli corroborati da massicce infusioni di elettronica con ‘Egodrive’, poi la personalizzazione del sound in ‘2 Degrees Of Separation’ grazie alla virata dub, ed ora la cinematizzazione in chiave cosmic horror in ‘Spectrum’, prima opera della trilogia; tutto ciò è stato voluto, pensato o semplice flusso creativo? In realtà da sempre seguiamo le ispirazioni e le voglie del momento, non siamo capaci di pensare che la musica possa essere in qualche modo "pianificata". Diciamo che la nostra evoluzione personale e quindi musicale ci ha portati dove siamo oggi, ed è un viaggio che ormai dura da quasi 18 anni. In questi anni abbiamo avuto tutto il tempo di sperimentare soluzioni, cosa che amiamo fare. Tutto le nostre tracce nascono da lunghe sessioni di improvvisazione, dove ripetiamo, evolviamo e distruggiamo il riff o l'ambiente creato, queste evoluzioni diventano le parti che compongono le nostre tracce.

Sappiamo che era quasi pronto il secondo disco dei Monte Meccano, quei brani sono confluiti in ‘Spectrum’ reinterpretati in chiave Deflore? In realtà non molto materiale dell'"album perduto" dei Monte Meccano è stato rielaborato, più che altro abbiamo maturato un cambio di attitudine e consapevolezza nell'uso e nella combinazione tra i vari strumenti che abbiamo a disposizione, quindi l'interazione tra le macchine da una parte - basso e chitarra dall'altro. Il risultato è stato ‘Spectrum’, che vede alcune idee di Monte Meccano riadattate in ambiente Deflore per ‘Epicentre’ e focalizzate sul dub in ‘Parallel’. Siamo cresciuti molto grazie al periodo Monte Meccano, dalla costruzione di un live set elettronico, all'integrazione delle voci nella nostra musica. Quindi è più che altro l'anima MM ad essere stata assorbita dal mostro Deflore, che l'ha masticata e sputata con questo nuovo sound.

A proposito ma i Monte Meccano? Ascolteremo ancora musica da loro? "Non è morto ciò che può attendere in eterno, e in strani eoni anche la morte può morire" cit.

Qual'è il concept dietro la trilogia? L'idea di fondo è dare rappresentazione "ufficiale" di tutto quello che realizziamo in studio ma che per questioni di omogeneità e coerenza non è stato mai pubblicato insieme ai brani più canonici che compongono i dischi realizzati in passato. Siamo partiti dalla definizione dello spettro elettromagnetico come l'insieme di tutte le lunghezze d'onda che esistono in natura per fare un parallelo con lo "spettro" sonoro che caratterizza la nostra musica e con i vari elementi e strumenti che interagiscono e concorrono alla sua realizzazione. Ad ognuna delle tre uscite è stata poi abbinata una specifica forma d'onda,  cioè quella maggiormente utilizzata e caratterizzante di quella specifica release. Da qui la suddivisione in tre uscite separate suddivise per "genere" e cioè ‘Epicentre’ (industrial/math rock), ‘Parallel’ (psicho-dub) e ‘Antipode’ (electronic).

Come nasce l’idea di far cantare Emiliano in "Mastica Me" dato non che siete soliti usare voci? Non è la prima volta, già sulla versione in vinile di ‘Human Indubstrial’ ("Nuova Psiche") ed in ‘Egodrive’ ("No Air" e "Ferox") erano presenti episodi cantati, o più propriamente parlati! Poi comunque l'esperienza con Monte Meccano ha lasciato i suoi segni.

Gira in rete un vostro video girato da Fabrizio Giannese (Aborym). Com'è nata la collaborazione con lui? Avevo visto in rete il video realizzato da Fabrizio per la traccia "Precarious" contenuta nel nuovo album di Aborym, ho notato da subito che condivideva con noi un immaginario inquietante e sinistro, questo non ci ha fatto dubitare oltre ed abbiamo sancito questa collaborazione per la realizzazione del primo video estratto da ‘Spectrum’. Ci sono altre cose che bollono in pentola con Fabrizio ed Aborym, abbiamo appena consegnato un remix di una traccia tratta dal loro ultimo lavoro che vedrà presto la pubblicazione, insieme ad altre cose gustose.

Il fatto che entrambi avete mogli e figli vi limita nell'esibirvi dal vivo? È il lavoro che rende l'uomo schiavo, non la famiglia, l'impossibilità di vivere di musica comporta molti compromessi e molte limitazioni. Facciamo comunque il possibile, incastrando la vita ed il lavoro con i live. Consideriamo anche che in molti pseudo live-club non hanno neanche l'attrezzatura minima per permettere a una band dal suono elettronico, grosso e pesante come noi di esibirsi con soddisfazione reciproca per la band e il pubblico, cosa che limita ulteriormente le nostre uscite. Ma qui si aprirebbe una polemica infinita!

E’ vero che siete piaciuti talmente tanto a Davide Cantone (boss della Subsound Records) che ha creato l’etichetta per pubblicare i vostri dischi? Verissimo. La leggenda narra che ci vide suonare ad un concerto in periodo universitario e si propose di produrre un nostro album e di conseguenza creare un etichetta discografica per farlo. Ora siamo al quarto (altri 2 in programma) ed uno Split, sono passati 10 anni ed il 18 Marzo suggelleremo questa prima decade con il release party di ‘Spectrum - Epicentre’, insieme a MalClango e Carl Marx Was A Broker all'Atelier Montez di Roma (Via di Pietralata, 148). In questi 10 anni abbiamo visto nascere e crescere la Subsound Records, che ha prodotto moltissime band di ottimo livello, sperimentatori, che ricevono oggi riscontri internazionali.

A questo punto della carriera a quali band vi sentite più vicini, a quali vi ispirate e con quali avete stabilito collaborazioni importanti? Come premesso non ci ispiriamo direttamente a nessun artista in particolare. Ci sono molte band che amiamo ed ascoltiamo entrambi. Abbiamo in cantiere alcune collaborazioni, come quella con Aborym ed altre, qualcosa di incredibile anche per noi, ma pensiamo che non sia ancora il caso di parlarne.

Pensate che i social network siano degli ottimi booster per far conoscere la propria musica? Voi che uso ne fate? Siamo da sempre presenti sui vari social network, oggi ormai è d'obbligo. Penso che siano stati un grande aiuto per tante realtà che non potevano permettersi di poter percorrere le vie tradizionali della promozione, come pubblicità su riviste stampate o di settore, per promuovere la propria arte o evento. Quindi grazie myspace, grazie Facebook e soprattutto grazie Bandcamp, tutto è diventato più semplice ed accessibile; d'altro canto tutti possono accedervi e di conseguenza, anche la proposta interessante o l'evento particolare, si perde in un mare di banalità, diventa difficile se non impossibile mettersi in evidenza. Quindi possiamo dire che hanno messo in luce molte ottime band, ma, parallelamente, hanno diffuso un immenso mare di merda, in cui quasi tutto il bello si perde. Quando abbiamo iniziato, le uniche interazioni erano ai concerti, le persone venivano di persona a chiedere informazioni, a parlare della musica o dei gusti personali, ora tutto si è perso, basta un "pollice in sù" e ci sentiamo soddisfatti. Ma non è così.

Essendo l’industrial un genere trasversale siete consapevoli di avere un pubblico eterogeneo che va dal darkettone al metallaro fino a chi ascolta elettronica? Ma questo è il bello di quello che facciamo, musica leggibile su più piani e a diversi livelli, tanto stratificata che secondo noi esula da una scena ben definita e quindi può rivolgersi a diversi target di ascoltatori. Quello che ti posso dire è che il nostro ascoltatore medio (almeno quelli con cui ho potuto interagire), hanno solitamente una grande cultura musicale, hanno sentito moltissima musica, e questo ci lusinga.

Cosa ne pensate del ritorno in auge del vinile? E della contraddizione di questo formato come simbolo del vintage che si contrappone alla vostra proposta tecnologicamente avanzata? Nessuna contraddizione, tutta la musica contemporanea è nata su vinile! E poi l'ascolto di un vinile, con la sua brevità, la necessità di cambiare lato e la maggiore attenzione da rivolgere al supporto richiede un atteggiamento ATTIVO da parte del fruitore, cosa che nell'era di internet e degli mp3 è drammaticamente scomparsa con un abbassamento qualitativo non solo della proposta musicale in generale, ma purtroppo anche della capacità degli ascoltatori di "capire" quanto stanno ascoltando. È UN ATTO DI RESISTENZA contro il declino generalizzato della scena e del mercato musicale nel suo complesso.

Farete un disco interamente noise prima o poi? Abbiamo attraversato trasversalmente molti generi e continuiamo a farlo, il noise è uno dei nostri elementi cardine, come la psichedelia, l'industrial o il dub. Dato che con ‘Antipode’ ascolterete un album dei Deflore completamente elettronico, posso dirti che prima o poi faremo tutto

Vi siete rivolti a qualche studio per la post produzione o il mastering? Registrazione, missaggio, e post produzione sono stati curati direttamente da noi con l'ausilio di Andrea Secchi, che da sempre ci segue in studio e dal vivo, mentre il mastering è stato effettuato al Subsound Studio.

Volete aggiungere qualcos’altro? SEMPRE E COMUNQUE, PLAY LOUD!

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