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AGALLOCH

Preceduti da un accordo di chitarra lungo dieci minuti, come se non avesssero fatto il soundcheck prima del concerto, il combo americano è stato accolto da un pubblico numeroso considerato il prezzo del biglietto (25 euro), e la giornata infrasettimanale; a primo acchito non si può dire che ci hanno colpito col look o per presenza scenica, il che non ha destato in noi particolare curiosità e di conseguenza l'empatia non è scattata (ma non siamo qui a parlare di sembianze umane, la musica è ciò che ci interessa). L'onore di scaldare gli astanti è spettato ad uno strumentale post rock, dopo il quale si è cambiato totalmente registro, passando al repertorio classico con voce growling roca, sgraziata e spesso fuori contesto, tanto che alcuni brani a noi noti sono stati talmente stravolti che non siamo riusciti a riconoscerli - ci riferiamo a "Limbs". La rendition dei successivi è stata inficiata da suoni non gestiti al meglio tanto che ne venivano a mancare la forza, l'irruenza e l'espressività che riescono a sprigionare su disco. Non facciamo in tempo a finire di prendere appunti sul suono del set che il fonico sembra averci letto nel pensiero; parte una scarica black metal a volume doppio di quello che ci aveva accompagnato fino a quel momento. Onestamente troviamo la band in questione (in sede live) priva di ispirazione, di costrutto e di melodie; sembra che suonino ammassando note senza dargli una direzione, e anche quando ne trovano una dura solo per una parte del brano, come se i diversi generi che compongono il melting pot (black, folk e gothic) del loro sound, non si amalgamassero tra loro (persino l'anima epic sfuggiva di mano) per non parlare degli errori tecnici del fonico, quante volte abbiam dovuto sentire la chitarra che fischiava incontrollatamente. Come volevasi dimostrare anche in quest'ultima affermazione siamo stati immediatamente smentiti: parte il pezzo più bello e malinconico tra quelli suonati fino a quel momento, "The Falling Snow", con una chitarra in delay sulla quale sarebbero stati perfetti dei coretti da stadio (ma resta, come dicevamo sopra, un episodio isolato). Balzo indietro nel tempo dal disco d'esordio 'The Melancholy Spirit' scandito da un grande arpeggio alla Pink Floyd (seconda parte di carriera). Molto probabilmente abbiamo torto nell'aver riportato quanto finora scritto perchè la gente intervenuta al concerto ha mostrato di gradire in maniera chiara e decisa, dimostrando in tutte le maniere il proprio apprezzamento: pugni tesi, mano con le tre dita verso il cielo, headbangin e battendo le mani accoratamente. Verso la fine del set gli americani hanno citato gli Spiritual Front come loro grande fonte di ispirazione (che traspariva dalla seconda parte di "In the Shadow of Our Pale Companion"), e per sugellare la sudditanza al folk l'hanno celebrata con una cover dei Sol Invictus, "Kneel to the Cross". Per chiudere le due ore di concerto (di questo bisogna rendergliene merito visto che ormai molte band dal vivo si comportano come farmacisti: mai più di un'ora, un'ora e 15 minuti di concerto) hanno chiuso con tre brani da 'Ashes Against The Grain' che nulla hanno aggiunto o tolto a questa band che trova la sua migliore espressione nelle registrazioni in studio. NW Intro 1.Limbs 2.Ghosts of the Midwinter Fires 3.Falling Snow 4.Faustian Echoes 5.The Melancholy Spirit 6.You Were But a Ghost in My Arms 7.In the Shadow of Our Pale Companion 8.Kneel to the Cross (Sol Invictus cover) Encore: 9.Sowilo Rune 10.Of Stone, Wind, and Pillor 11.Our Fortress Is Burning... I 12.Our Fortress Is Burning... II: Bloodbirds 13.Our Fortress Is Burning... III: The Grain

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