FADERHEAD
Faderhead, al secolo Sami Mark Yahya, è uno di quegli artisti che, a causa della scarsa redditività dell'attività live, ha diradato le esibizioni dal vivo fino a ridurle ad una manciata in un anno solare, nonostante i suoi pezzi continuino ad essere presenti piuttosto assiduamente nei club. Per i vent'anni di carriera era prevista una di queste occasioni nella sua Amburgo e ho pensato di presenziare nonostante abbia avuto nel corso degli anni sensazioni contrastanti sull'artista. Lo avevo visto esibisi dal vivo una sola volta, dodici anni fa, alla "Winter Edition" del festival Summer Darkness, un festival che si svolse annualmente dal 2003 al 2013 a Utrecht e la cui versione invernale era un evento minore organizzato sporadicamente, in questo caso nel febbraio del 2014. Faderhead non mi fece una grande impressione: un generale atteggiamento adolescenziale e brani dai titoli demenziali come "Swedish Models and Cocaine" o "A Fistful of Fuck You", mentre contemporaneamente sembrava prendersi molto sul serio me lo resero subito antipatico. Ne quelli che erano i suoi pezzi di maggior successo nei club all'epoca ("Dirtygrrls, Dirtyboys" o "TZDV") andavano al di la del gradevole, ma anche piuttosto banale intrattenimento. Tuttavia gli sviluppi più recenti della sua carriera mi sembravano aver portato una ventata di aria nuova, prima alcuni anni fa attraverso una dichiatata presa di distanza da alcuni eccessi (valga ad esempio la già citata "Fistful Of Fuck You") in favore di un approccio più meditato, come dimostra la comparsa nel repertorio di brani come la ormai popolarissima "Know Your Darkness" e la ancor più recente sempre più evidente commistione con la techno (ascoltare ad esempio "Goth Rave") in questo assecondato da quelli che sono i suoi attuali accompagnatori sul palco, i Dancefloor Gladiatorz, due dj che si esibiscono per proprio conto in dj-set altamente coinvolgenti quando non impegnati con Faderhead. A supporto sono stati chiamati i berlinesi Fractiles, autori di un dark electro con influenze industrial atmosferico e coinvolgente, a ulteriore merito della proposta senza eccessi di alcun genere atti a conquistare facile consenso, ma confidando unicamente nella peculiarità e nell'interesse dei loro suoni. Non per niente dietro il nome della band si celano, oltre al frontman Christophh Schauer, il celebre nella scena Vasi Vallis, noto in particolare per essere la mente dietro i Reaper e Max Filges che accompagnava in questa serata Schauer sul palco, noto per la sua opera di compositore cinematografico. Quando Faderhead sale sul palco, si capisce subito dalla reazione degli ottocentocinquanta accorsi per l'occasione che la serata sarà un successo: si passa di acclamazione in acclamazione, le hits in vent'anni sono innumerevoli, e all'interno della setlist con l'aiuto delle immagini che scorrono alle spalle della band si intravede una cronologia, anche se la sequenza dei brani non la segue pedissequamente. "Dirtygrrls Dirtyboys" viene eseguita piuttosto presto, mentre "TZDV" chiude assai efficacemente lo show, pur essendo entrambi pezzi risalenti a quasi vent'anni fa. In mezzo c'è un po' di tutto, dalle già citate "Swedish Models and Cocaine" e "A Fistful of Fuck You" tratte da 'The World of Faderhead' del 2012, "When the Freaks Come Out" ('Atoms & Emptiness, 2014), "Generation Black" e "No Gods, No Flags, No Bullshit" ('FH-X' 2016) , "Know Your Darkness" ('Night Physics', 2017), "From His Broken bones" e "The Acid Witch" ('Asteria', 2019), "All Black Everything" e "Too Dead For Life" ('Years Of The Serpent', 2021), "More Is Never Enough" (Into the Metadrome 2025) ...fra le altre. Un concerto di un'ora e mezza di grande impatto, complice anche la presenza scenica di chi accompagnava sul palco, in particolare Raphael "Chaos" Fischer dei Dancefloor Gladiatorz, una vera forza della natura. Si può ritenere che il "fattore campo" abbia giocato a favore dell' artista amburghese questa sera, questo però nulla toglie a quella che ai miei occhi è una crescita artistica, attraverso l'ultimo decennio, notevole, testimoniata dalla longevità, dalla capacità di cambiare pelle nel corso degli anni senza snaturarsi e, non ultimo, da un atteggiamento sul palco decisamente più autoironico. Mi piace spendere anche due parole sul locale, la Markthalle, per la seconda volta trovata sold out (come un paio d'anni fa per Aesthetic Perfection e Centhron), ma comunque godibilissima per quanto riguarda gli spazi e la visibilità più che sufficienti e il tempo trascorso in attesa al guardaroba/bagno/bar praticamente inesistente. Uno dei luoghi migliori per assistere ad un concerto di queste dimensioni in assoluto.

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