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PETER MURPHY

Appuntamento ormai abituale quello con il menestrello del dark, al secolo Peter Murphy, con le lande capitoline (tre live negli ultimi quattro anni); nella fattispecie questo coincide con l'uscita dell'ultima release a nome 'Ninth' che segna, appunto, la sua nona produzione da solista a distanza di sette anni dalla precedente. In tuttà onestà avevo molti preconcetti sul live che mi apprestavo a vedere poichè quattro anni fà, in quel del 'Big Beng', sempre a Roma, l'esito non fu per niente positivo. In quell'occasione Peter diede il peggio di sè, partendo dalla scelta dei brani (i peggiori di tutta la sua carriera), per finire con l'ennesimo sgarbo, cioè nemmeno un brano dei Bahuaus; il tutto non lasciava presagire nulla di buono. All'arrivo al locale mi ritrovo una lunga fila di gente, segno che tutta la Roma oscura si è data appuntamento per l'occasione, e voci di corridoio promettevano più di qualche estratto dal repertorio Bauhaus. Le mie paure si sono subito materializzate, infatti uno degli organizzatori, salito sul palco per presentare il concerto, ha parlato di un problema occorso al bassista, pertanto il live si sarebbe svolto senza. Il basso è una parte fondamentale del suono e che senza di esso si priva la musica di profondità e ritmica, ma nonostante ciò, dopo un paio di brani atti a scaldare la voce ed il pubblico, che lo ha acclamato calorosamente fin dall'ingresso, ci presenta una toccante versione di "Hurt" dei Nine Inch Nails che ha creato una atmosfera come di raccoglimento. "Silent Hedges" dà il via alle tanto agognate cover dei Bahuaus in ricordo degli vecchi fasti della band madre, solo che stavolta la mancanza del basso fa perdere parecchio in termini di trasporto. Devo riconoscerlo, il signor Murphy l'ho trovato in gran forma (capigliatura sempre meno folta a parte), sopratutto in termini di voce e di riuscita nelle diverse espressioni della sua ugola, dal graffiante, al toccante, ai vocalizzi. Alla fine del set, dopo essersi fatto desiderare ed acclamare un bel po', nel primo dei tre bis - una ballad acustica a due chitarre - ci piazza a sorpresa un accattivante vocalizzo tratto da "Bela Lugosi's Dead" che ha fatto rizzare la schiena e cantare tanti dei presenti compreso il sottoscritto. Come bis finale non poteva mancare quello dovuto al suo mentore David Bowie con "Ziggy Stardust". Non oso pensare a cosa sarebbe potuto essere questo live con la presenza del basso. Forse uno dei più belli mai visti.

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