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ROYAL HUNT

Il nuovo tour dei Royal Hunt non è stato certo uno degli eventi più fortunati dell'anno. Delle undici tappe che la band doveva percorrere con i nostrani Secret Sphere e i Raintime (aggregatosi alla comitiva dopo la data di Pavia) ne sono state svolte solo tre, e tutte nel nostro paese. I motivi della sospensione di questo tour li lascio a loro, evitando di gettare ulteriore legna al fuoco, e mi limiterò a raccontarvi di questa serata per me rivelatasi delizia, ma sfortunamente per altri una mera croce. Il motivo scatenante della mia trasferta pavese è la presenza di due dei futuri caposaldi della scena metal italiana quali i Secret Sphere, già noti ai più e schierati con una delle major più conosciute (la Nuclear Blast, ndr), e i Dark Horizon, astro nascente del power sinfonico. A peggiorare la mia scarsa predispozione nel trovare la strada giusta ci si mettono le puntigliose indicazioni per giungere il Thunder Road, trovate nella home page del locale, che mi trascinano nella estenuante ricerca di un semaforo, quello del famigerato negozio "Scarpe e Scarpe" che non ho ancora localizzato, oramai da settimane sostituito da una simpatica rotonda che mi porta a vagare per le colline pavesi senza meta. Grazie al primo e UNICO individuo trovato nella ridente Codevilla giungo al Thunder Road, il quale è dominato da un insegna enorme che ancora adesso maledico, stabilendo il tempo record (in negativo!) di due ore mezza sulla distanza Brescia-Pavia. [SECRET SPHERE] Mentre mi accingo a fare il mio ingresso nel locale le conclusive note di "Dance With The Devil" dei Secret Sphere sono per me garanzia di aver mancato l'esibizione dei Dark Horizon, cosa che mi ha indispettito notevolmente, e di essermi perso metà show del combo alessandrino. Poco male perchè la band, neanche a farlo apposta, mi "saluta" con "Under The Flag Of Mary Read", caposaldo di ogni esibizione dei Secret e tra le mie canzoni preferite di sempre. La scarsa affluenza nel locale ed un pubblico che partecipa al minimo indispensabile sono il principale sintomo di un sound non dei migliori, non certo per colpa della band che, capitanata dall'eccentrico Ramon Messina, sul palco ce la mette tutta e non molla mai. Dopo la suggestiva "Rain" lo stesso Ramon dedica, con un filino di malizia, "Lady Of Silence" ad un pubblico di certo non dei più esplosivi al quale regala una prestazione vocale impeccabile. Altro elemento a mettersi il luce è Federico Pannazzato, dimostratosi abile e preciso tanto da guadagnarsi il posto da "titolare" dietro le pelli a scapito dell'altrettanto bravo, ma distante, Daniel Flores. In chiusura viene eseguito il classico "Recall Of The Valkyrie" con la quale la band ci saluta e chiude, a suo insaputa, il tour con i Royal Hunt. [ROYAL HUNT] Nonostante dei Royal Hunt me ne importasse poco o niente la band di Andersen e soci ha saputo coinvolgermi ed entusiasmarmi con la loro miscela di complessi solismi e facili clichè. Sul palco questa sera le qualità tecniche si sprecano e, nonostante la line-up negli ultimi anni abbia subito dei mutamenti radicali, l'affiatamento tra i vari membri della band pareva protrarsi da decadi. Ad aprire le danze ci pensa "Paper Blood", titletrack del nuovo album e uno dei pezzi migliori in esso contenuti. Il suo riffing aggressivo fà buona leva sul pubblico per sfociare in un refrain corale che trasuda melodia marchiata Royal Hunt. Rispetto all'esibizione precedente l'audio è impeccabile anche se l'eccessivo volume ne rende piacevole l'ascolto solo dal fondo del locale. Il combo propone un ottimo miscellaneo della propria cariera toccandone tutti i punti fin dall'album esordio "Land of Broken Hearts", con "Running Wild" e la strumentale "Martial Arts", e passando per capolavori come "Moving Target" e "The Mission". Alla voce l'americano John West non si è risparmiato offrendo una prestazione vocale matura e sfoderando una voce dalle grandi tonalità, mettendosi subito in mostra con un grande classico come "The Mission" e facendo un buon lavoro come frontman su "Cold City Lights". A stupire però, come sempre quando si ha a che fare con gruppi del genere, sono le innumerevoli doti tecniche. Oltre alla già citata "Martial Arts", usata come apripista per la meravigliosa "Surrender", lo show ha visto impegnati Andersen alle tastiere e il bravo Marcus Jidell alla chitarra in uno scontro al fulmicotone dove i due eclettici musicisti si sono dati filo da torcere lasciando il finale a Per Schelander, ultimo acquisto della band che ha proposto una veloce parte di slap al basso. L'encore è affidato ad un generoso mix di brani e al veloce strumentale "SK983" nel quale gli strumenti della coppia Jidell/Andersen è un miracolo se non hanno preso fuoco. Per chiudere la band sfodera "Epilogue", mai titolo fù più indovinato, dal secondo album "Clown In The Mirror". E' tempo di saluti, i Royal Hunt partono così alla volta di Monaco lasciando soddisfatto il pubblico italiano e guadagnadosi la stima di un recensore ora più che mai convinto del valore della band. Alla prossima! Paper Blood Time The Mission Never Give Up Can't Let Go Last Goodbye Follow Me Cold City Lights Martial Arts Surrender Running Wild Far Away Guitar & Keyboard Dual Solo Lies Wasted Time Message To God --- Encore --- Potpourri SK983 Epilogue

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