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SOCIAL DISTORTION

Ci sono band che salgono sul palco per presentare un disco, e poi ci sono band che salgono sul palco per ricordare a tutti perché il rock’n’roll esiste ancora. I Social Distortion appartengono alla seconda categoria. Al Carroponte non servono grandi proclami perchè bastano una chitarra distorta, una batteria che picchia dritta e quella voce catramosa che da decenni racconta di sconfitte e voglia di riscatto. "Born to Kill" apre le danze e viene seguito da qualche perla del nuovo album omonimo, dove energia ed un grezzo rock'n'roll fanno breccia tra un pubblico assai eterogeneo. L’inizio della serata porta con sé qualche inevitabile aggiustamento. Nelle prime canzoni i suoni devono trovare il giusto equilibrio, con piccoli interventi necessari per sistemare volumi e definizione degli strumenti, ma una volta trovato il bilanciamento giusto, il concerto prende finalmente la sua forma e il suono diventa quello che ci si aspetta,  "inyourface", sporco e vitaminico. Il quartetto di Orange County riesce a mantenere intensità e cattiveria e la scaletta scorre come un viaggio dentro la storia della band dove il punk californiano delle origini incontra il rock classico, il fantasma del blues e quella vena malinconica che ha sempre reso i Social Distortion diversi da tanti altri. La scelta dei brani è risultata azzeccata, il nuovo album è stato accolto calorosamente dal pubblico e la scelta di tornare indietro nel tempo fino agli esordi con "Mommy's Little monster" e "The Creeps" ha scaldato un Carroponte già bollente. Per mantenere alta l'asticella si passa per "Ball and Chain" e "Story of My Life", ma è quando arriva il momento finale che i Social Distortion scelgono di chiudere lasciando il segno. "Reach for the Sky" è il primo passo verso l’ultimo abbraccio tra band e pubblico, inno alla voglia di guardare avanti, di rialzarsi dopo le cadute e continuare a inseguire la propria strada. Sotto il palco il ritornello diventa una voce unica, un momento di condivisione pura che riassume perfettamente lo spirito della band. Ma è con "Dont Drag me Down" che arriva il colpo finale. Il riff parte e il Carroponte esplode!! Eenergia, rabbia e orgoglio che chiude la serata nel modo più potente possibile. Brano che da sempre rappresenta la capacità di non arrendersi, di non permettere alle difficoltà di definire chi siamo. Il pubblico la canta a suqarciagola trasformandola in una sorta di dichiarazione di resistenza. Un finale perfetto, due canzoni che racchiudono la poetica della band e spiegano perché, dopo tanti anni, la loro musica riesca ancora a parlare a generazioni diverse. Forse perchè i Social Distortion non hanno mai avuto bisogno di inseguire le mode, restando fedeli a sè stessi. Menzione d'onore per un Mike Ness incredibile, vocalmente unico e con un magnetico appeal da rock star nonostante il passare degli anni. La serata finisce con la sensazione che certe band non appartengano davvero al passato. Cambiano i tempi, cambiano i palchi, cambiano le persone sotto il palco. Ma quando parte un riff dei Social Distortion, il bisogno è sempre quello di alzare il volume e lasciarsi attraversare dalla musica.

SETLIST 
Born To Kill
Untitled
Tonight
Sometimes I Do
No Way Out
The Creeps
Mommy's Little Monster
Far Side Of Nowhere
The Way Things Were
Partners in CrimeE
Ball And Chain
Through These Eyes
Story Of My Life
Don't Keep Me Hanging
Reach For The Sky
Dearl Lover
Don't Drag Me Down

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