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RHAPSODY OF FIRE: The Eight Mountain

data

14/03/2019
75


Genere: Symphonic Power Metal
Etichetta: AFM Records
Distro:
Anno: 2019

La storia dei Rhapsody rende un po' complicato contare le pubblicazioni, stante anche il fatto che, dopo l'amichevole split del 2011 fra le due menti dietro il progetto, Staropoli e Turilli, entrambe le band uscitene si sono intestate l'intera storia e discografia passata (senza per questo delegittimare la controparte, cosa invero rara e meritoria). Ne l'ulteriore separazione dallo storico cantante Fabio Lione, avvenuta nel 2016, ed il suo successivo riavvicinamento a Luca Turilli a formare i Turilli/Lione Rhapsody (ancora privi di releases) rende il quadro piu semplice. Ad ogni modo questo è il tredicesimo album ad annoverare la presenza di Alex Staropoli, il secondo con il vocalist Giacomo Voli, la cui prima prova dietro il microfono era in realtà una rivisitazione di classici della band, per altro accolta piuttosto tiepidamente. Dopo l'immancabile intro, ci troviamo subito catapultati in tre brani tutti doppia cassa, riff incisivi e veloci e ubriacanti assoli. Non manca anche una certa pomposità e le usuali parti in latino, ma è qui che si nota una leggera virata stilistica, dove i Rhaposdy si fanno un po' piu...Edguy: complice anche la voce piuttosto simile a quella di Tobias Sammet, la band riduce il fattore sinfonico e pone maggiormente l'accento su un power metal meno magniloquente. La band ha nelle sue corde anche un sound dal ritmo meno sostenuto, come è il caso della traccia piu riuscita, "The Courage To Forgive", in cui il mid tempo consente di dare maggior risalto al tratto sinfonico. Un paio di epos, della durata intorno ai dieci minuti si propongono con alterna fortuna, laddove "Tales Of A Hero's Fate" (con l'interessante inserimento di harsh vocals in apertura), si fa di gran lunga preferire alla un poco incoerente "March Against The Tyrant". Un paio di ballads risultano orribilmente melense e non aggiungono in pratica valore al lavoro. Nel complesso la band si direbbe in salute, il sound è riconoscibile e un leggero cambio stilistico può anche essere di giovamento alla freschezza della proposta. Non tutto convince, ma si tratta pur sempre di un album oltre l'ora di durata, quindi ce n'è abbastanza anche tralasciando qualche brano meno riuscito.  

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