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BETH BLADE AND THE BEAUTIFUL DISASTERS: Bad Habit

data

17/03/2017
67


Genere: Hard Rock
Etichetta: Unsigned, Pledge Music
Distro:
Anno: 2017

Beth Blade and The Beautiful Disasters è una rock band di Cardiff che si rifà spassionatamente a coloro le quali hanno reso grande il rock al femminile, come ad esempio Joan Jett e Lita Ford, ma soprattutto ed in maniera assolutamente preminente agli Halestorm, con Beth Blade, la leader della band oggetto di recensione, che si assume come autentica portavoce della sua musa ispiratrice, vale a dire Lzzy Hale. In quest’album di debutto, la band gallese sprigiona quella carica rock che ci vuole per farsi emergere. Le canzoni sono sostanzialmente precise, e l’album alterna momenti di puro e rabbioso rock, a momenti più melodici e riflessivi, dove comunque non manca la scorza hard che la voce di Beth Blade dimostra, come nel caso di “Poster Girl For Pain”. Allo stesso tempo, si rischia però di assistere ad un vero e proprio clone degli Halestorm, come linee ed impatto musicale, come songwriting, ma soprattutto come attitudine e carisma della stessa Beth Blade, nella quale sembra di sentire davvero una copia di Lzzy Hale. È una band che, comunque, al netto degli aspetti di originalità che al giorno d’oggi è davvero difficile riuscire a costruire se non si possiedono capacità inventive e spirito d’innovazione sopra la media, il suo lo sa fare bene, mantenendo lungo tutto il percorso un buon approccio ed una godibile tendenza all’ascolto anche piuttosto prolungato. Questa godibilità la si deve anche al lavoro che c’è stato dietro le quinte, in sede di produzione e di masterizzazione, dove ha contribuito gente del calibro di Nick Brine e Pete Maher, e quindi gente che ha avuto a che fare con dei tipini mansueti quali, ad esempio, The Darkness, Rolling Stones e Bruce Springsteen. Beth Blade e soci sapranno sicuramente mantenere il loro approccio anche in sede live, che è un contesto dove possono valorizzare le loro potenzialità, noché acquistare maggiore visibilità e popolarità. È anche vero che l’hard rock, proprio perché hard, è un genere piuttosto restio a cambiamenti ed innovazioni, ma è uno sforzo che Beth Blade e i suoi compari dovranno comunque provare a fare, mantenendo i loro ideali e questo debutto comunque gradevole come delle buone basi per poter costruire un seguito con maggiore personalità, senza per questo snaturarsi e rischiare di perdersi nel vuoto. D’altronde, lo dicono loro stessi nel brano di chiusura: “Legends Never Die”. Si spera non muoiano neanche Beth Blade and The Beautiful Disasters.

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