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DANTESCO: PAGANO

data

08/05/2008
71


Genere: Heavy
Etichetta: Cruz Del Sur
Anno: 2008

La Metal band più famosa dell'isola di Puerto Rico. Personalmente questo genere di affermazioni mi fanno un po' sorridere: voglio dire, nulla da togliere ai portoricani, ma non mi risulta siano il popolo più produttivo della storia del Metal. A parte questa semplice considerazione, c'è da fare una piccola affermazione introduttiva alla band: trattasi di gruppo Heavy con fortissime influenze dall'Epic e dal Doom. In pratica, un allegro fritto misto di Manilla Road, Judas Priest e Candlemass, il tutto cantato in spagnolo. Se faticate ad immaginare quale possa essere il risultato, posso giusto giusto consigliarvi un ascolto a caso: si chiamano Dantesco. Battute banali a parte, 'Pagano' è un disco interessante ma controverso: da un lato abbiamo una proposta che, se pur non estremamente innovativa, ha comunque un che di "fresco", di "non ancora sentito"; dall'altro abbiamo un ascolto non dei più semplici. Siamo alle prese con una band che ha saputo forgiarsi un proprio stile, pur imparando molto dai "Grandi", e questo è encomiabile. Su una struttura di Heavy classico ben definita da chitarre rocciose e ritmiche quadrate, si vanno ad intessere interessanti spunti di Folk solo vagamente accennati, un condimento leggero per dare un retrogusto esotico al piatto insomma, il tutto fuso a giri e tematiche degni dell'Epic più accademico, mentre a mo' di guarnizione il vocalist si destreggia tra passaggi di chiara impostazione lirica e screaming furiosi. Non si può negare che il risultato sia di un certo effetto, nè che inviti ad ascolti più approfonditi. Il limite principale del lavoro è un effetto di pesantezza che, complici le durate non proprio contenutissime dei brani, inizia a guastare l'ascolto verso la metà del disco. Questo è un vero peccato, in quanto l'inizio proomette molto bene; purtroppo il songwriting, pur di buon livello, non ha saputo risultare abbastanza intrigante da superare l'ostico senso di oppressione che si insinua sulla lunga distanza. Il risultato è un disco valido ma difficile, che si presta più facilmente ad ascolti sporadici e parziali che non ad una full immersion; ciononostante siamo davanti ad un buon prodotto, che anche senza risaltare in maniera sconvolgente riesce a ritagliarsi un suo spazio di interesse.

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