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PSYCHOFAGIST: SONGS OF FAINT AND DISTORTION

data

06/05/2013
90


Genere: Avantmetal
Etichetta: Fobofile Prod./Memorial Records
Distro:
Anno: 2013

La musica è una forma d’arte e come tale permette a ognuno di avere una propria opinione in merito. Proprio per questo motivo esistono band che dividono le masse, rendendo spesso complicata la chiave di lettura che sta dietro a ogni singola recensione. I Psychofagist sono da annoverarsi tra questi casi, un gruppo che da sempre pone il proprio gusto personale dinnanzi a tutto, lasciando perdere mode e facili etichette. Loro suonano a modo loro ciò che amano, poco importa se il recensore di turno li capisca o meno. A capirli in fondo ci sono i fan, pronti a osannarli dal vivo e a sostenerli ogni qualvolta il diabolico trio si chiuda in studio. Come in questo caso, anzi, per dirla meglio, mai come in questo caso. L’evento è forse storico: il gruppo si è finalmente deciso a dare un seguito il “Il secondo tragico”, scusate se è poco. Da quel lavoro in poi solamente silenzio (discografico si intende), interrotto circa un anno e mezzo fa con l’uscita dello split con i polacchi Antigama (stesi al tappeto per manifesta superiorità) e un sette pollici dato in pasto ai feticisti sonori di turno. E quindi eccoci di fronte a “The Songs Of Faint And Distortion” disco dall’artwork innocuo e tremendamente verace nei contenuti. Sì perché se i Psychofagist sono noti per la loro spiccata propensione al rumore indigesto, in questo nuovo capitolo siamo andati oltre, dando nuovi connotati al termine stesso. Per farlo ecco arruolati i guru del caos elettronico, i cechi Napalmed, duo che ama scombinare le regole e dare in pasto agli ascoltatori proposte se non altro assai personali. Per rendere fattibile questa collaborazione i Psychofagist hanno concretizzato il loro essere figli del 2.0: fitto scambio di mail contenenti samples e idee varie e il gioco è fatto. Che gioco? “The Songs Of Faint And Distortion” per l’appunto. Un album carico, dove elettronica, noise, math, rock e caos sonoro vanno a braccetto. Non cercate nessi logici, sareste solo incoscienti: mai come in questa situazione il gruppo novarese si è lasciato coinvolgere dall’improvvisazione, mostrando come il grind sia solo un lontano ricordo. Ai fan datati magari tutto ciò potrà risultare scomodo, ma poco importa, fondamentalmente anche dei ragazzacci come loro prima o poi crescono. E loro sono cresciuti davvero bene. Date un ascolto a questo disco, lo merita davvero.

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