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THE ANSWER : Raise A Little Hell

data

27/03/2015
95


Genere: Rock
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2015

"Gli Irlandesi sono i più negri d'Europa, i Dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino, quindi ripetete con me ad alta voce: "Sono un negro e me ne vanto!" Era il 1991 e Jimmy Rabbitte incitava la sua band con questa storica frase nel film The Commitments, una citazione che calza a pennello per i The Answer e non solo per questioni logistiche. 'Raise A Little Hell' è un album pieno di sudore, rabbia ed ambientazioni del sud degli Stati Uniti d'America. Neeson e soci anno dopo anno, album dopo album, riescono a diventare maturi e mettere un mattoncino in più su un ipotetica scala che li catapulti nell'olimpo del Rock. Dieci anni dopo l'album d'esordio possiamo ben dire che i ragazzi di Downpatrick hanno fatto breccia in milioni di fan di tutto il mondo a colpi di rock classic degno degli albori dei seventies. Neeson apre le danze cantando The Power Is Here To Stay in "Long Live The Renegades", una frase che descrive l'intero percorso del disco fatto di sano, duro ed accattivante rock. Influenze varie alimentano ogni singola traccia, c'è tanto David Coverdale con i suoi Whitesnake nelle armonie vocali, c'è tanto Gotthard nella durezza delle strutture, e c'è tanto Led Zeppelin (specie nelle ballad) a dar man forte e far sobbalzare dalla sedia i nostalgici della golden era del genere. Il singolo "The Other Side" si innesca in ogni segmento di pubblico del genere, amabile dai tredicenni come da orecchie sofisticate da chi il rock lo ascolta da trent'anni, e ne ha fatto una sua ragione di vita, questo è il leit-motiv del disco, buon gusto ed essere main stream nonostante un'ossatura tipicamente scarna ed essenziale. "Cigarettes & Regret" e "Last Days Of Summer" fanno scuotere la testa, l'Irlanda ha sempre dato grandi figli alla causa del rock, basti ricordare Phil Lynott con i suoi Thin Lizzy oppure Gary Moore, i My Bloody Valentine e gli stessi U2, ma tutti accomunati da quell'aurea di scrittura europea riconoscibilissima alle orecchie attente dell'ascoltatore, queste due canzoni invece sembrano partorite dalle viscere della California alta, da ragazzi cresciuti a San Bernardino sotto i colpi dei Flying Burrito Brothers e Grateful Dead. "Strange Kinda' Nothing" con le sue atmosfere lisergiche date dalle sei corde di Paul Mahon piacerebbe anche a Jimmy Page, qui c'è la prova che la band negli anni ha saputo crescere, imparare e misurarsi a testa alta facendo tesoro della polvere mangiata in club prima ed in grandi stadi poi (ricordiamo il tour da opener per gli AC/DC). "Whiplash" non ha nulla a che vedere con il film uscito nelle sale poc'anzi, la band spinge sull'acceleratore da qui alla fine ed inietta una dose di pura cattiveria a partire proprio dalla suddetta song fino ad arrivare alla end-track che dà il nome all'album. 'Raise A Little Hell' nella forma canzone è un omaggio diretto alla compagine di Tony Iommi in piena ispirazione, fosse uscita in 'Sabotage' nessuno avrebbe avuto da ridire. Siamo solo a marzo, ma possiamo ben dire che ad oggi 'Raise A Little Hell' risulta il miglior album ascoltato, un capolavoro di indubbia qualità che siamo pronti a scommettere farà sfilza di consensi di critica e pubblico.

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