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TIME MACHINE: ETERNITY ENDS

data

27/11/2004
78


Genere: Prog Metal
Etichetta: Lucretia Records
Anno: 1998

Quanto ho ricevuto da recensire un po' di cd per infoltire la sezione d'archivio, fra questi c'era anche il suddetto album dei Time Machine; il nome non mi giungeva di certo nuovo e, pur non conoscendoli bene, mi sembrava si trattasse di una band italiana che suonasse progressive rock/metal. Così fu: i Time Machine sono infatti una delle prime band del bel paese che è riuscita a farsi ascoltare ed apprezzare all'esterno dei nostri confini nel campo del progressive, aprendo la via ad altri gruppi (anche non dello stesso genere musicale) oramai più che affermati, Stramonio e Rhapsody in primis. Mi sono avvicinato quindi con curiosità all'ascolto di Eternity Ends, album che il gruppo italiano ha pubblicato nell'oramai lontano 1998. La prima cosa che colpisce è la copertina, contraddistinta da un'immagine della crocefissione di Cristo, elemento che unito alla lettura di titoli e testi dei pezzi, fa subito intuire che ci troviamo di fronte ad un concept riguardante la vita di Gesù. Musicalmente l'album convince per la sua buona fattura musicale e per la elogiabile prova del vocalist, entrato a far parte dei Time Machine a partire da questo disco. Tracce come "I, The Subversive Nazareth", "Hidden Pain" e "Behind The Cross" sono di ottima fattura e non hanno niente da invidiare a gruppi ben più titolati, il tutto grazie anche alla buona performance di Della Giustina alle tastiere e al sax (bellissimo in "I Believe Again"). In generale le canzoni spaziano fra rock e metal, con pezzi più vicini al primo (esempio la già citata "I Believe Again"), altri invece più duri ("Eternity Ends"), e alcuni che mescolano sapientemente entrambi ("Behind The Cross"); l'insieme è un buon compromesso che non annoia risultando sempre apprezzabile, con tanto di cappello alla buona vena di Dehò e compagni. Da segnalare che l'intero album è stato registrato sotto la supervisione di un grande interprete, alias l'ormai celeberrimo Andre Matos, il quale, ai tempi della nascita di Eternity Ends, ha intavolato diverse collaborazioni con i Time Machine, volendoli in prima persona come supporto nei concerti degli Angra. Questo è un indizio in più che conferma come il disco sia stato confezionato con professionalità, impegno e grande attenzione alla composizione.

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